Archive for the ‘Violenza’ Category

LETTERA DEL PAPA NUOVO DIRETTORE OSSERVATORE ROMANO

ottobre 29, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 27 OTT. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato una Lettera al Professor Giovanni Maria Vian, in occasione della sua nomina a Direttore de “L’Osservatore Romano”, “un incarico di grande responsabilità a motivo della natura peculiare del giornale Vaticano”.

  Il Papa ha parole di encomio per la “profonda formazione culturale come storico del cristianesimo” e per la “conoscenza della storia del papato contemporaneo” del nuovo Direttore e ricorda che sin dal 1861 “L’Osservatore Romano” “ha sempre diffuso gli insegnamenti dei Romani Pontefici e gli interventi dei loro più stretti collaboratori sui problemi cruciali che l’umanità incontra nel suo cammino”.

  Successivamente Papa Benedetto traccia una breve storia del “giornale del Papa” e sottolinea “la scelta di imparzialità che caratterizzò l’informazione del giornale vaticano durante la prima guerra mondiale”, e ricorda come “durante la seconda tragedia bellica del Novecento (…) ‘L’Osservatore Romano’ (…) accrebbe ulteriormente il suo prestigio e la sua diffusione, grazie anche alla possibilità che il giornale aveva di attingere a fonti di informazione che in quel periodo solo l’indipendenza vaticana poteva garantire”.

  Nel corso del Novecento, la pubblicazione in edizioni periodiche in diverse lingue, assicurò al quotidiano “una diffusione realmente internazionale. Questa dimensione mondiale” – scrive ancora il Pontefice – “risulta quanto mai importante per esprimere davvero la realtà della Chiesa universale, la comunione di tutte le Chiese locali e il loro radicamento nelle diverse situazioni, in un contesto di sincera amicizia verso le donne e gli uomini del nostro tempo”.

  “Cercando e creando occasioni di confronto, ‘L’Osservatore Romano’ potrà servire sempre meglio la Santa Sede, mostrando la fecondità dell’incontro tra fede e ragione, grazie al quale si rende possibile anche una cordiale collaborazione tra credenti e non credenti”.

  “Suo compito fondamentale resta ovviamente quello di favorire nelle culture del nostro tempo quell’apertura fiduciosa e, nello stesso tempo, profondamente ragionevole al Trascendente su cui in una ultima istanza si fonda il rispetto della dignità e dell’autentica libertà di ogni essere umano”.
BXVI-LETTERA/OSSERVATORE ROMANO/VIAN               VIS 20071029 (340)

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VISITA DI BENEDETTO XVI AL PONTIFICIO COLLEGIO ETIOPICO

ottobre 17, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 17 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina il Santo Padre si è recato in visita al Pontificio Collegio Etiopico, situato nello Stato della Città del Vaticano, in occasione del 75° anniversario della sua apertura.

  Nel discorso rivolto ai Presuli di Etiopia ed Eritrea al termine della visita “ad Limita Apostolorum”, il Papa, ricordando l’ubicazione del Collegio all’interno della Città del Vaticano, ha detto che essa “è segno eloquente degli stretti legami di comunione che legano la Chiesa nei vostri Paesi con la sede di Roma”.

  “La testimonianza di unità che voi date” – ha proseguito il Pontefice – “che trascende ogni divisione politica ed etnica, ha un ruolo di vitale importanza nel portare la riconciliazione e nel sanare la regione martoriata nella quale vivete”.

  Il Papa ha esortato i Presuli ad “esprimere solidarietà, in ogni modo possibile, ai vostri fratelli e sorelle sofferenti della Somalia, dove l’instabilità politica rende quasi impossibile vivere con dignità”.

  “Nei vostri Paesi” – ha detto ancora Papa Benedetto – “dove i cattolici sono una piccola minoranza, l’opera del dialogo ecumenico è particolarmente urgente e mi rallegro che la vostra Conferenza Episcopale stia affrontando tale sfida. (…) Poiché il progresso ecumenico dipende anche da un’adeguata formazione teologica, esso potrà essere validamente coadiuvato dalla creazione di una Università Cattolica in Etiopia, e rendo grazie a Dio che i lunghi negoziati relativi a questo progetto siano stati proficui”.

  Il Santo Padre, ricordando che la metà della popolazione dei due Paesi ha meno di venti anni, ha affermato che i Vescovi “hanno numerose opportunità di orientare nella giusta direzione la vitalità e l’entusiasmo delle nuove generazioni” ed ha incoraggiato ugualmente i Presuli “ad aiutarli a riconoscere e a rispondere con generosità se Dio li chiama a servirLo nel sacerdozio e nella vita religiosa.  Nel ringraziare le generazioni di missionari – tra i quali c’è qui qualcuno dei vostri – prego che i semi piantati continuino a produrre frutti in un ricco raccolto di vocazioni indigene”.

  Infine, Papa Benedetto XVI, al termine del suo discorso, ha ricordato che la visita dei Presuli a Roma coincide con il termine dell’Anno dell’Eucaristia, ed ha detto: “Vi incoraggio ad approfondire la vostra devozione personale a questo grande mistero. (…) Il vostro popolo ha sperimentato la fame, l’oppressione e la guerra. Aiutatelo a riscoprire nell’Eucaristia l’atto centrale della trasformazione che sola può autenticamente rinnovare il mondo, convertendo la violenza in amore, la schiavitù in libertà, la morte in vita”.
AL/…/ETIOPIA:ERITREA                               VIS 20051017 (410)

ARCIVESCOVO MIGLIORE: COMMISSIONE EDIFICAZIONE PACE

ottobre 11, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 11 OTT. 2007 (VIS). L’Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto ieri a New York, alla LXII Sessione dell’Assemblea Generale, sul tema: “Commissione per l’Edificazione della Pace”.

  “La Santa Sede” – ha detto il Rappresentante Pontificio – “accoglie con favore la creazione di una Commissione per l’Edificazione della Pace, che risponda all’esigenza di una maggiore coerenza e di un maggiore coordinamento degli sforzi internazionali per ristabilire la pace in situazioni di post-conflitto”.

  L’Osservatore Permanente ha incoraggiato la Commissione per l’Edificazione della Pace “a perseguire il suo difficile compito di aiutare a ricostruire la vita individuale e di interi paesi devastati dalla guerra. La Commissione avrà pienamente realizzato tale missione” – ha concluso l’Arcivescovo Migliore – “quando lo sviluppo, la pace e la sicurezza ed i diritti umani saranno infine interdipendenti e si rafforzeranno a vicenda in un paese che ha conosciuto le devastazioni di un conflitto armato”.
DELSS/COSTRUZIONE PACE/ONU:MIGLIORE               VIS 20071011 (160)

MANTENERE VIVO SPIRITO MISSIONARIO

ottobre 8, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 7 OTT. 2007 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. Nell’introdurre la preghiera mariana il Papa ha ricordato la memoria della Beata Maria Vergine del Rosario che ricorre oggi e l’impegno missionario al quale il mese di ottobre è dedicato.

  “Il Rosario” – ha detto il Santo Padre – “è un mezzo donato dalla Vergine per contemplare Gesù e, meditandone la vita, amarlo e seguirlo sempre più fedelmente. È la consegna che la Madonna ha lasciato anche in diverse sue apparizioni. Penso, in particolare, a quella di Fatima avvenuta 90 anni fa. Ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco, presentandosi come ‘la Madonna del Rosario’, raccomandò con insistenza di recitare il Rosario tutti i giorni, per ottenere la fine della guerra”.

  “Anche noi vogliamo accogliere la materna richiesta della Vergine, impegnandoci a recitare con fede la corona del Rosario per la pace nelle famiglie, nelle nazioni e nel mondo intero. Sappiamo, tuttavia, che la vera pace si diffonde là dove gli uomini e le istituzioni si aprono al Vangelo. Il mese di ottobre ci aiuta a ricordare questa fondamentale verità mediante una speciale animazione che tende a tener vivo l’anelito missionario in ogni comunità e a sostenere il lavoro di quanti – sacerdoti, religiosi, religiose e laici – operano sulle frontiere della missione della Chiesa”.

  “Con speciale cura ci prepariamo a celebrare, il prossimo 21 ottobre, la Giornata Missionaria Mondiale, che avrà come tema: ‘Tutte le Chiese per tutto il mondo'” – ha ricordato ancora il Papa – “L’annuncio del Vangelo resta il primo servizio che la Chiesa deve all’umanità, per offrire la salvezza di Cristo all’uomo del nostro tempo, in tante forme umiliato e oppresso, e per orientare in senso cristiano le trasformazioni culturali, sociali ed etiche che sono in atto nel mondo”.

  “Quest’anno un ulteriore motivo ci spinge ad un rinnovato impegno missionario: il 50° anniversario dell’Enciclica ‘Fidei donum’ del Servo di Dio Pio XII, che promosse e incoraggiò la cooperazione tra le Chiese per la missione ad gentes. Mi piace ricordare anche che 150 anni or sono partirono per l’Africa, precisamente per l’attuale Sudan, cinque preti e un laico dell’Istituto di Don Mazza di Verona. Tra loro vi era San Daniele Comboni, futuro Vescovo dell’Africa centrale e patrono di quelle popolazioni, la cui memoria liturgica ricorre il prossimo 10 ottobre”.
ANG/ROSARIO:MISSIONI/…                           VIS 20071008 (430)

CRISTIANI E MUSULMANI PROMUOVANO CULTURA DI PACE

settembre 28, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 28 SET. 2007 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il testo del Messaggio annuale a tutti i musulmani per la fine del Ramadan, del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, firmato dal Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Dicastero e dall’Arcivescovo Pier Luigi Celata, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio. Tema del Messaggio di quest’anno (‘Id al-Fitr E / 2007 A.D.), è: “Cristiani e Musulmani: chiamati a promuovere una cultura di pace”.

 Di seguito riportiamo alcuni estratti del documento:

  “Nel travagliato periodo che stiamo attraversando, i membri delle religioni hanno soprattutto il dovere, in quanto servitori dell’Onnipotente, di operare a favore della pace, rispettando sia le convinzioni personali e comunitarie di ciascuno che la libertà della pratica religiosa. La libertà di religione, che non si riduce alla semplice libertà di culto, è infatti uno degli aspetti essenziali della libertà di coscienza, che è propria di ogni persona ed è la pietra angolare dei diritti umani. È prendendo in considerazione questa esigenza che potrà essere edificata una cultura della pace e della solidarietà fra gli uomini, e tutti potranno impegnarsi risolutamente per costruire una società sempre più fraterna, facendo tutto ciò che è in loro potere per rifiutare qualsiasi forma di violenza, per denunciare e respingere ogni ricorso alla violenza, che non può mai avere delle motivazioni religiose, poiché essa offende l’immagine di Dio nell’uomo”.

  “Sappiamo tutti che la violenza, in primo luogo il terrorismo che colpisce ciecamente e fa numerose vittime soprattutto tra gli innocenti, è incapace di risolvere i conflitti e non può che mettere in moto l’ingranaggio mortale dell’odio distruttore, a discapito dell’uomo e delle società”.

  “Spetta a noi tutti, in quanto persone religiose, essere anzitutto educatori a favore della pace, dei diritti dell’uomo, di una libertà rispettosa di ciascuno, ma anche di una vita sociale sempre più forte, poiché l’uomo deve prendersi cura dei propri fratelli e sorelle in umanità, senza alcuna discriminazione. Nessuno può essere escluso dalla comunità nazionale a motivo della razza, della religione, né di qualunque altra caratteristica personale. (…) Spetta a noi, in particolare, formare in questo spirito le giovani generazioni che avranno la responsabilità del mondo di domani. Prima di tutto le famiglie, poi coloro che hanno responsabilità nel campo dell’educazione e l’insieme delle Autorità civili e religiose, hanno il dovere di curare la diffusione di un insegnamento giusto e di dare a ciascuno un’educazione appropriata nei diversi campi menzionati, in particolare un’educazione civica, che invita ogni giovane a rispettare coloro che lo circondano ed a considerarli come fratelli e sorelle con i quali è chiamato a vivere quotidianamente non nell’indifferenza ma con attenzione fraterna”.

  “In questo spirito, bisogna considerare importanti la continuazione e l’intensificazione del dialogo fra cristiani e musulmani, nella sua dimensione educatrice e culturale, perché si mobilitino tutte le forze a servizio dell’uomo e dell’umanità, perché le giovani generazioni non formino dei blocchi culturali o religiosi gli uni contro gli altri, ma siano autentici fratelli e sorelle in umanità. Il dialogo è uno strumento che ci può aiutare ad uscire dalla spirale senza fine dei conflitti e delle molteplici tensioni che attraversano le nostre società, perché tutti i popoli possano vivere nella serenità e nella pace, nel rispetto reciproco e nell’armonia fra le loro diverse componenti. (…) È questo l’ardente auspicio che condivido con voi: che cristiani e musulmani sviluppino sempre più delle relazioni amichevoli e costruttive per condividere le loro specifiche ricchezze, e che essi vigilino in particolare sulla qualità della loro testimonianza di credenti!”.
OP/MESSAGGIO RAMADAN/TAURAN:CELATA               VIS 20070928 (590)

MONASTERI LUOGHI DI FORZA SPIRITUALE

settembre 10, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Poco dopo le 16:30, il Santo Padre è giunto in autovettura all’Abbazia di Heiligenkreuz, a 30 chilometri da Vienna, monastero cistercense numericamente più grande d’Europa ed anche  il più antico monastero cistercense al mondo restato attivo senza interruzione dall’anno della fondazione, nel 1135, ad opera di Leopoldo III.
 
  Il nome Heiligenkreuz, (Santa Croce) si deve alle reliquie della Santa Croce che nel 1188 il Duca Leopoldo V donò all’Abbazia. Sotto il nazismo (1938-1945), il monastero venne quasi interamente espropriato e molti monaci furono rinchiusi. Dopo la seconda guerra mondiale, fu l’abate riformatore Karl Braunstorfer a richiamare allo spirito originale dell’ordine. La liturgia fu riformata secondo il Concilio Vaticano II e venne redatto un breviario in latino, con una particolare cura del canto corale gregoriano.

  La Facoltà Teologica Pontifica, fondata nel 1802 come Scuola Superiore di Filosofia e Teologia conta attualmente oltre 100 studenti.

  Al suo arrivo Papa Benedetto XVI si è raccolto in preghiera davanti alla reliquia della Santa Croce nella chiesa abbaziale di Heilingenkreuz insieme ai monaci, ai professori ed agli studenti della Facoltà Pontificia. Dopo il saluto dell’Abate, Padre Gregor Henckel Donnersmarck, il Papa ha rivolto ai presenti un discorso.

  “Il nocciolo del monachesimo è l’adorazione” – ha affermato il Santo Padre – “il vivere alla maniera degli angeli. Essendo, tuttavia, i monaci uomini con carne e sangue su questa terra, san Benedetto all’imperativo centrale dell”ora’ ne ha aggiunto un secondo: il ‘labora’. Secondo il concetto di San Bernardo, una parte della vita monastica, insieme alla preghiera, è anche il lavoro, la coltivazione della terra in conformità alla volontà del Creatore. Così in tutti i secoli i monaci, partendo dal loro sguardo rivolto a Dio, hanno reso la terra vivibile e bella. La salvaguardia e il risanamento della creazione provenivano proprio dal loro guardare a Dio”.

  “Il vostro servizio primario per questo mondo deve quindi essere la vostra preghiera e la celebrazione del divino Officio. La disposizione interiore di ogni sacerdote, di ogni persona consacrata deve essere quella di ‘non anteporre nulla al divino Officio’. La bellezza di una tale disposizione interiore si esprimerà nella bellezza della liturgia al punto che là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso ‘quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano’ (cfr 1 Cor 2, 9). In ogni forma di impegno per la liturgia criterio determinante deve essere sempre lo sguardo verso Dio”.

 “Noi stiamo davanti a Dio – Egli ci parla e noi parliamo a Lui. Là dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita è già persa. O essa è ‘opus Dei’ con Dio come specifico soggetto o non è. In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinché diventi espressione della bellezza e della sublimità del Dio amico degli uomini”.

  “L’Austria è, come si dice in doppio senso, veramente ‘Klösterreich’: regno di monasteri e ricca di monasteri. (…) E chiedo a voi, cari fedeli, considerate le vostre abbazie e i vostri monasteri quello che sono e sempre vogliono essere: non soltanto luoghi di cultura e di tradizione o addirittura semplici aziende economiche. Struttura, organizzazione ed economia sono necessarie anche nella Chiesa, ma non sono la cosa essenziale. Un monastero è soprattutto questo: un luogo di forza spirituale”.

  “La mia visita” – ha proseguito il Papa – “è rivolta all’Accademia ormai Pontificia che si trova nel 205° anniversario della sua fondazione e che, nel suo stato nuovo, dall’Abate ha ricevuto il nome aggiuntivo dell’attuale successore di Pietro. Per quanto sia importante l’integrazione della disciplina teologica nella ‘universitas’ del sapere mediante le facoltà teologiche cattoliche nelle università statali, è tuttavia altrettanto importante che ci siano luoghi di studi così profilati come il vostro, dove è possibile un legame approfondito tra teologia scientifica e spiritualità vissuta. Dio, infatti, non è mai semplicemente l’Oggetto della teologia, è sempre allo stesso tempo anche il suo Soggetto vivente. La teologia cristiana, del resto, non è mai un discorso solamente umano su Dio, ma è sempre al contempo il ‘Logos’ e la logica in cui Dio si rivela”.

  “Il padre dell’Ordine cistercense, San Bernardo, a suo tempo ha lottato contro il distacco di una razionalità oggettivante dalla corrente della spiritualità ecclesiale. La nostra situazione oggi, pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze. Nell’ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede. Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro”.

  “Perché oggi una chiamata al sacerdozio o allo stato religioso possa essere sostenuta fedelmente lungo tutta la vita, occorre una formazione che integri fede e ragione, cuore e mente, vita e pensiero. Una vita al seguito di Cristo ha bisogno dell’integrazione dell’intera personalità. Dove si trascura la dimensione intellettuale, nasce troppo facilmente una forma di pia infatuazione che vive quasi esclusivamente di emozioni e di stati d’animo che non possono essere sostenuti per tutta la vita. E dove si trascura la dimensione spirituale, si crea un razionalismo rarefatto che sulla base della sua freddezza e del suo distacco non può mai sfociare in una donazione entusiasta di sé a Dio”.

  Dopo la visita al museo dell’Abbazia di Heilingenkreutz, il Santo Padre Benedetto è rientrato a Vienna per l’incontro con il mondo del volontariato nel Wiener Konzerthaus.
PV-AUSTRIA/RELIGIOSI/HEILINGENKREUZ                 VIS 20070910 (1030)

VISITA PRESIDENTE REPUBBLICA E DISCORSO CORPO DIPLOMATICO

settembre 8, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 7 SET. 2007 (VIS). Alle 17:30 di oggi pomeriggio il Santo Padre si è diretto in autovettura dalla Nunziatura Apostolica di Vienna all’Hofburg, dove ha reso una visita di cortesia al Presidente della Repubblica Austriaca, Signor Heinz Fischer.

  Al termine della visita, il Santo Padre ha avuto un incontro con le Autorità e con il Corpo Diplomatico nella Sala dei Ricevimenti dell’Hofburg, presenti anche alti esponenti della cultura, tra i quali i Rettori delle Università austriache.

  Dopo una breve introduzione musicale e un indirizzo di saluto del Presidente Fischer, il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato un discorso.

  L’Austria “non ha solo vissuto un notevole progresso economico, ma ha sviluppato anche un’esemplare convivenza sociale, di cui il termine ‘solidarietà sociale’ è diventato un sinonimo” – ha detto il Papa – “Gli austriaci hanno ragione di esserne riconoscenti, e lo manifestano avendo un cuore aperto verso i poveri e gli indigenti nel proprio Paese, ma essendo anche generosi quando si tratta di dimostrare solidarietà in occasione di catastrofi e di disgrazie nel mondo”.

  “Dopo gli orrori della guerra e le esperienze traumatiche del totalitarismo e della dittatura,” – ha proseguito il Pontefice – “l’Europa ha intrapreso il cammino verso un’unità del Continente, tesa ad assicurare un durevole ordine di pace e di giusto sviluppo. La divisione che per decenni ha scisso il Continente in modo doloroso è, sì, superata politicamente, ma l’unità resta ancora in gran parte da realizzare nella mente e nel cuore delle persone”. La partecipazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale al processo di unificazione, ha aggiunto il Papa, “è un ulteriore stimolo a consolidare al loro interno la libertà, lo stato di diritto e la democrazia”. L’Austria “ha come Paese-ponte, contribuito molto a questa unione”.

    Benedetto XVI ha ribadito che: “L’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane. (…) Il cristianesimo ha profondamente modellato questo Continente: di ciò rendono testimonianza in tutti i Paesi e particolarmente in Austria non solo le moltissime chiese e gli importanti monasteri. (…) Mariazell, il grande Santuario nazionale austriaco, è al contempo un luogo d’incontro per vari popoli europei. E’ uno di quei luoghi nei quali gli uomini hanno attinto e attingono tuttora la ‘forza dall’alto’ per una retta vita”.

  Riferendosi successivamente al modello di vita europeo, il Papa ha rimarcato che esso “si trova davanti ad una grande sfida. La spesso citata globalizzazione non può essere fermata, ma è un compito urgente ed una grande responsabilità della politica quella di dare alla globalizzazione ordinamenti e limiti adatti ad evitare che essa si realizzi a spese dei Paesi più poveri e delle persone povere nei Paesi ricchi e vada a scapito delle generazioni future”.

  Il Santo Padre ha affermato inoltre che: “L’Europa ha vissuto e sofferto anche terribili cammini sbagliati. Ne fanno parte: restringimenti ideologici della filosofia, della scienza ed anche della fede, l’abuso di religione e ragione per scopi imperialistici, la degradazione dell’uomo mediante un materialismo teorico e pratico, ed infine la degenerazione della tolleranza in una indifferenza priva di riferimenti a valori permanenti. Fa però parte delle caratteristiche dell’Europa una capacità di autocritica che, nel vasto panorama delle culture del mondo, la distingue e la qualifica”.

  “E’ nell’Europa che, per la prima volta” – ha sottolineato Benedetto XVI – “è stato formulato il concetto di diritti umani. Il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, è il diritto alla vita stessa. Ciò vale per la vita dal concepimento sino alla sua fine naturale. L’aborto, di conseguenza, non può essere un diritto umano – è il suo contrario”. Al riguardo il Papa ha lanciato un appello ai responsabili della politica “affinché non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia né che la qualifica di ingiustizia attribuita dal Vostro ordinamento giuridico all’aborto venga di fatto abolita” ed ha ribadito che occorre “fare tutto il possibile per rendere i Paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini” e per “favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli. Tutto ciò, però, non gioverà a nulla, se non riusciremo a creare nei nostri Paesi di nuovo un clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti”.

  “Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto ‘attivo aiuto a morire'” – ha detto ancora il Papa – “La risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un’attenzione amorevole, l’accompagnamento verso la morte – in particolare anche con l’aiuto della medicina palliativa – e non un ‘attivo aiuto a morire'”.

  “L’Europa inoltre acquisterà una migliore consapevolezza di se stessa se assumerà una responsabilità nel mondo che corrisponda alla sua singolare tradizione spirituale, alle sue capacità straordinarie e alla sua grande forza economica. L’Unione Europea dovrebbe pertanto assumere un ruolo guida nella lotta contro la povertà nel mondo e nell’impegno a favore della pace”.

  I Paesi europei e l’Unione Europea, ha proseguito il Pontefice, “sono tra coloro che maggiormente contribuiscono allo sviluppo internazionale, ma essi dovrebbero anche far valere la loro rilevanza politica di fronte, ad esempio, alle urgentissime sfide poste dall’Africa, alle immani tragedie di quel Continente, quali il flagello dell’Aids, la situazione nel Darfur, l’ingiusto sfruttamento delle risorse naturali e il preoccupante traffico di armi. Così pure l’impegno politico e diplomatico dell’Europa e dei suoi Paesi non può dimenticare la permanente grave situazione del Medio Oriente, dove è necessario il contributo di tutti per favorire la rinuncia alla violenza, il dialogo reciproco e una convivenza veramente pacifica”.

  “Molto di ciò che l’Austria è e possiede” – ha concluso Papa Benedetto XVI – “lo deve alla fede cristiana ed alla sua ricca efficacia sulle persone. La fede ha formato profondamente il carattere di questo Paese e la sua gente. Deve perciò essere nell’interesse di tutti non permettere che un giorno in questo paese siano forse ormai solo le pietre a parlare di cristianesimo! Un’Austria senza una viva fede cristiana non sarebbe più l’Austria”.
PV-VIENNA/CORPO DIPLOMATICO/VIENNA                 VIS 20070908 (1020)

CULTURA POPOLARE ED IDENTITÀ EUROPEA

luglio 23, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 21 LUG. 2007 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, al termine del concerto di cori di montagna, al Castello di Mirabello (Lorenzago di Cadore), offerto dalla Diocesi di Belluno-Feltre, il Santo Padre ha pronunciato un breve discorso.

  “Il canto è espressione dell’amore” – ha detto il Papa citando Sant’Agostino – “Ho sentito nei vostri canti questo grande amore per la bella terra dolomitica, per questa terra donataci dal Signore. E nel grazie, nell’amore per la terra, è presente e risuona anche l’amore per il Creatore, l’amore per Dio che ci ha donato questa terra, questa nostra vita di gioia; una gioia che vediamo ancor di più nella luce della nostra fede, la quale ci dice che Dio ci ama”.
 
  “La cultura popolare che si presenta in modo così alto è un gioiello della nostra identità europea, da coltivare e da promuovere. (…) L’educazione al canto, a cantare in coro, non è solo un esercizio dell’udito esteriore e della voce; è anche un’educazione dell’udito interiore, l’udito del cuore, un esercizio e un’educazione alla vita e alla pace. Cantare insieme, in coro, e tutti i cori insieme, esige attenzione all’altro, attenzione al compositore, attenzione al maestro, attenzione a questa totalità che chiamiamo musica e cultura, e, in tal modo, cantare in coro è un’educazione alla vita, un’educazione alla pace, un camminare insieme”.

  Il Papa ha ricordato le parole del Vescovo che ha fatto riferimento “ad un tempo triste e duro, novant’anni fa, quando questa montagna era una barriera, un teatro terribile e cruento di guerra” ed ha concluso: “Ringraziamo il Signore perché adesso c’è pace nella nostra Europa e facciamo di tutto perché la pace cresca in tutti noi e cresca nel mondo”.
AC/CONCERTO CORO/LORENZAGO                       VIS 20070723 (300)

BENEDETTO XVI: "MAI PIÙ LA GUERRA"

luglio 23, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 22 LUG. 2007 (VIS). Questa mattina, prima della recita dell’Angelus nella Piazza Calvi di Lorenzago di Cadore, dove trascorre le vacanze, il Santo Padre ha rivolto alcune parole alle migliaia di persone presenti.

  “In questi giorni di riposo che, grazie a Dio, sto trascorrendo qui in Cadore” – ha detto Benedetto XVI – “sento ancor più intensamente l’impatto doloroso delle notizie che mi pervengono circa gli scontri sanguinosi e gli episodi di violenza che si verificano in tante parti del mondo. Questo mi induce a riflettere ancora una volta sul dramma della libertà umana nel mondo”.

  “La bellezza della natura ci ricorda che siamo stati posti da Dio a ‘coltivare e custodire’ questo ‘giardino’ che è la Terra. Se gli uomini vivessero in pace con Dio e tra di loro, la Terra assomiglierebbe veramente a un ‘paradiso'”.

  “Il peccato purtroppo ha rovinato questo progetto divino, generando divisioni e facendo entrare nel mondo la morte. Avviene così che gli uomini cedono alle tentazioni del Maligno e si fanno guerra gli uni gli altri. La conseguenza è che, in questo stupendo ‘giardino’ che è il mondo, si aprono spazi di inferno'”.

  “La guerra” – ha sottolineato il Pontefice – “con il suo strascico di lutti e di distruzioni, è da sempre giustamente considerata una calamità che contrasta con il progetto di Dio (…). Non posso, in questo momento, non andare col pensiero ad una data significativa: il 1° agosto 1917 – giusto 90 anni or sono – il mio venerato predecessore, Papa Benedetto XV, indirizzò la sua celebre ‘Nota alle potenze belligeranti’, domandando che ponessero fine alla prima guerra mondiale. Mentre imperversava quell’immane conflitto, il Papa ebbe il coraggio di affermare che si trattava di un”inutile strage’. Questa sua espressione si è incisa nella storia. (…) Quelle parole, ‘inutile strage’, contengono anche un valore più ampio, profetico, e si possono applicare a tanti altri conflitti che hanno stroncato innumerevoli vite umane”.

  Il Santo Padre ha ricordato, come il suo Predecessore, quali sono: “le vie per costruire una pace equa e duratura: la forza morale del diritto, il disarmo bilanciato e controllato, l’arbitrato nelle controversie, la libertà dei mari, il reciproco condono delle spese belliche, la restituzione dei territori occupati ed eque trattative per dirimere le questioni”.

  “La proposta della Santa Sede era orientata al futuro dell’Europa e del mondo, secondo un progetto cristiano nell’ispirazione, ma condivisibile da tutti perché fondato sul diritto delle genti. È la stessa impostazione che i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno seguito nei loro memorabili discorsi all’Assemblea delle Nazioni Unite, ripetendo, a nome della Chiesa: ‘Mai più la guerra!'”.

  “Da questo luogo di pace, in cui anche più vivamente si avvertono come inaccettabili gli orrori delle ‘inutili stragi’, rinnovo l’appello a perseguire con tenacia la via del diritto, a rifiutare con determinazione la corsa agli armamenti, a respingere più in generale la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi”.

  A conclusione della recita dell’Angelus, il Papa ha rivolto parole di saluto alle Autorità religiose e civili presenti, al Signor Edoardo Luciani, di 91 anni, fratello del Servo di Dio Papa Giovanni Paolo I, originario della Diocesi di Belluno, promotrice dell’incontro di oggi.
ANG/GUERRA/LORENZAGO DI CADORE                   VIS 20070723 (550)

IL PAPA RICORDA DOVERE DI GARANTIRE LA PACE PER TUTTI

giugno 21, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 21 GIU. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI, nel ricevere questa mattina i partecipanti alla riunione della R.O.A.C.O. (Riunione Opere in Aiuto alle Chiese Orientali), ha affermato: “La presenza di venerati Presuli Orientali mi consente di condividere la pena e la preoccupazione per la delicata situazione in cui versano vaste aree del Medio Oriente”.

  “La debolezza della pace” – ha proseguito il Pontefice – “si acuisce ulteriormente a motivo di ingiustizie antiche e nuove. Così essa si spegne, lasciando spazio alla violenza, che spesso degenera in guerra più o meno dichiarata fino a costituire, come ai nostri giorni, un assillante problema internazionale”.

  “Busso al cuore di coloro che hanno specifiche responsabilità perché aderiscano al grave dovere di garantire la pace a tutti, indistintamente, liberandola dalla malattia mortale della discriminazione religiosa, culturale, storica o geografica”.

  Benedetto XVI ha assicurato una volta di più che “la Terra Santa, l’Iraq e il Libano sono presenti, con l’urgenza e la costanza che meritano, nella preghiera e nell’azione della Sede Apostolica e di tutta la Chiesa. Chiedo alla Congregazione per le Chiese Orientali e a ciascuna delle Opere ad essa collegate di confermare la stessa premura al fine di rendere più incisivi la vicinanza e l’intervento a favore di tanti nostri fratelli e sorelle”.

   Papa Benedetto XVI ha rinnovato a Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei, presente all’udienza di oggi, il suo cordoglio “per la barbara uccisione di un inerme sacerdote e di tre suddiaconi avvenuta al termine della Liturgia, domenica, il 3 giugno scorso, in Iraq. La Chiesa intera accompagna con affetto e ammirazione tutti i suoi figli e le sue figlie e li sostiene in quest’ora di autentico martirio per il nome di Cristo”.

  Ringraziando i membri della R.O.A.C.O. per la loro collaborazione con la Congregazione per le Chiese Orientali, il Papa li ha incoraggiati a “continuare, perché l’apporto insostituibile che voi recate alla testimonianza della carità ecclesiale trovi pieno sviluppo nella forma comunitaria del suo esercizio. (…) La fatica del confronto e della collaborazione è sempre garanzia di un servizio più ordinato ed equo”.

  “Mentre imploriamo il Signore perchè affretti il giorno della piena unità tra i cristiani e quello, pure molto atteso, di una serena convivenza interreligiosa animata da rispettosa reciprocità, Gli chiediamo di benedire i nostri sforzi e di illuminarci perché quanto operiamo mai sia a detrimento bensì ad incremento della comunità ecclesiale. Sia Lui a renderci sempre attenti perché, rifuggendo da ogni sorta di indifferentismo, mai eludiamo nell’esercizio della carità la missione della comunità cattolica locale”.

  Benedetto XVI ha concluso il suo discorso sottolineando che: “Scorgeremo sempre nella preghiera la vera sorgente dell’impegno di carità e in essa verificheremo la sua autenticità. (…) La radicazione eucaristica è indispensabile alla nostra azione”.
AC/…/ROACO                                   VIS 20070621 (480)