Archive for the ‘Viaggi apostolici’ Category

NAPOLI HA BISOGNO PROFONDO RINNOVAMENTO SPIRITUALE

ottobre 22, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 21 OTT. 2007 (VIS). In una giornata fredda e piovosa,  il Santo Padre Benedetto XVI ha compiuto la Visita Pastorale a Napoli (Italia), dove alle ore 10:00 ha celebrato la Santa Messa davanti a più di 20.000 persone nella centrale Piazza del Plebiscito e successivamente ha inaugurato l’Incontro Internazionale per la Pace organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio.
 
  Nell’omelia, commentando le Letture bibliche di questa domenica che hanno come tema principale ‘la necessità di pregare sempre senza stancarsi’, il Santo Padre ha detto ai napoletani: “Di fronte a realtà sociali difficili e complesse, come sicuramente è anche la vostra, occorre rafforzare la speranza, che si fonda sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile. ? la preghiera a tenere accesa la fiaccola della fede”.

  “La fede” – ha proseguito il Pontefice – “ci assicura che Dio ascolta la nostra preghiera e ci esaudisce al momento opportuno, anche se l’esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza”.

  “In effetti, davanti a certi fatti di cronaca” – ha sottolineato il Papa – “o a tanti quotidiani disagi della vita di cui i giornali non parlano neppure, sale spontaneamente al cuore la supplica dell’antico profeta: ‘Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: “Violenza!” e non soccorri?’ (Ab 1,2). La risposta a questa invocazione accorata è una sola: Dio non può cambiare le cose senza la nostra conversione, e la nostra vera conversione inizia con il ‘grido’ dell’anima, che implora perdono e salvezza”.

  Riferendosi alla realtà della città partenopea, il Papa ha ricordato che: “Per molti però vivere non è semplice: sono tante le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione o sottoccupazione, di mancanza di prospettive future. C’è poi il triste fenomeno della violenza. Non si tratta solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti nei quali prospera l’illegalità, il sommerso e la cultura dell’arrangiarsi”.

  “Quanto è importante allora intensificare gli sforzi” – ha esortato il Pontefice – ” per una seria strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul lavoro e sull’aiutare i giovani a gestire il tempo libero. È necessario un intervento che coinvolga tutti nella lotta contro ogni forma di violenza, partendo dalla formazione delle coscienze e trasformando le mentalità, gli atteggiamenti, i comportamenti di tutti i giorni”.

  “Preghiamo il Signore perché faccia crescere nella comunità cristiana” – ha concluso Papa Benedetto XVI – “una fede autentica e una salda speranza, capace di contrastare efficacemente lo scoraggiamento e la violenza”.

  “Napoli ha certo bisogno di adeguati interventi politici, ma prima ancora di un profondo rinnovamento spirituale; ha bisogno di credenti che ripongano piena fiducia in Dio, e con il suo aiuto si impegnino per diffondere nella società i valori del Vangelo. Chiediamo per questo l’aiuto di Maria e dei vostri santi Protettori, in particolare di San Gennaro”.
PV-ITALIA/MESSA/NAPOLI                           VIS 20071022 (520)

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ANGELUS: AIUTI SPIRITUALI E MATERIALI PER LE MISSIONI

ottobre 22, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 21 OTT. 2007 (VIS). Al termine della Santa Messa celebrata in Piazza del Plebiscito a Napoli, prima di recitare la preghiera mariana dell’Angelus, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto ai fedeli presenti un breve indirizzo.

  Rivolgendo un particolare saluto alle Delegazioni giunte da varie parti del mondo a Napoli per partecipare all’Incontro Internazionale per la Pace, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, sul tema: “Per un mondo senza violenza – Religioni e culture in dialogo”, il Santo Padre ha auspicato che: “anche questa importante iniziativa culturale e religiosa (possa) contribuire a consolidare la pace nel mondo”.

  “Preghiamo per questo. Ma preghiamo quest’oggi anche, e in modo speciale, per i missionari. Si celebra infatti la Giornata Missionaria Mondiale” – ha ricordato il Santo Padre – “che ha un motto assai significativo: ‘Tutte le Chiese per tutto il mondo’. Ogni Chiesa particolare è corresponsabile dell’evangelizzazione dell’intera umanità e questa cooperazione tra le Chiese fu incrementata dal Papa Pio XII con l’Enciclica ‘Fidei donum’, 50 anni or sono”.

  “Non facciamo mancare il nostro sostegno spirituale e materiale a quanti operano sulle frontiere della missione: sacerdoti, religiosi, religiose e laici, che non di rado incontrano nel loro lavoro gravi difficoltà, e talora persino persecuzioni”.

  Infine, riferendosi alla 45ma  Settimana Sociale dei cattolici italiani, tenutasi in questi giorni a Pistoia e Pisa, il Papa ha affermato:  “Molti sono i problemi e le sfide che stanno oggi davanti a noi. Si richiede un forte impegno di tutti, specialmente dei fedeli laici operanti nel campo sociale e politico, per assicurare ad ogni persona, e in particolare ai giovani, le condizioni indispensabili per sviluppare i propri talenti naturali e maturare generose scelte di vita a servizio dei propri familiari e dell’intera comunità”.
PV-ITALIA/ANGELUS/NAPOLI                           VIS 20071022 (300)

MAI LE RELIGIONI POSSONO DIVENTARE VEICOLI DI ODIO

ottobre 22, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 21 OTT. 2007 (VIS).  Alle ore 13:00, nell’Aula Magna del Seminario arcivescovile a Capodimonte, il Santo Padre Benedetto XVI ha salutato i Capi delle Delegazioni che partecipano all’Incontro Internazionale per la Pace, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, sul tema: “Per un mondo senza violenza – Religioni e culture in dialogo”.

  “Ciò che voi rappresentate” – ha detto il Santo Padre – “esprime in un certo senso i differenti mondi e patrimoni religiosi dell’umanità, a cui la Chiesa cattolica guarda con sincero rispetto e cordiale attenzione”.

  “L’odierno incontro ci riporta idealmente al 1986, quando il venerato mio Predecessore Giovanni Paolo II invitò sul colle di San Francesco alti Rappresentanti religiosi a pregare per la pace, sottolineando in tale circostanza il legame intrinseco che unisce un autentico atteggiamento religioso con la viva sensibilità per questo fondamentale bene dell’umanità” – ha proseguito il Papa, ricordando anche che: “Nel 2002, dopo i drammatici eventi dell’11 settembre dell’anno precedente, lo stesso Giovanni Paolo II riconvocò ad Assisi i leader religiosi, per chiedere a Dio di fermare le gravi minacce che incombevano sull’umanità, specialmente a causa del terrorismo”.

  “Nel rispetto delle differenze delle varie religioni, tutti siamo chiamati” – ha ribadito il Pontefice – “a lavorare per la pace e ad un impegno fattivo per promuovere la riconciliazione tra i popoli. ? questo l’autentico ‘spirito di Assisi’, che si oppone ad ogni forma di violenza e all’abuso della religione quale pretesto per la violenza. Di fronte a un mondo lacerato da conflitti, dove talora si giustifica la violenza in nome di Dio, è importante ribadire che mai le religioni possono diventare veicoli di odio; mai, invocando il nome di Dio, si può arrivare a giustificare il male e la violenza”.

  “Al contrario, le religioni” – ha sottolineato Papa Benedetto XVI – “possono e devono offrire preziose risorse per costruire un’umanità pacifica, perché parlano di pace al cuore dell’uomo. La Chiesa cattolica intende continuare a percorrere la strada del dialogo per favorire l’intesa fra le diverse culture, tradizioni e sapienze religiose. Auspico vivamente che questo spirito si diffonda sempre più soprattutto là dove più forti sono le tensioni, là dove la libertà e il rispetto per l’altro vengono negati e uomini e donne soffrono per le conseguenze dell’intolleranza e dell’incomprensione”.

  Al termine dell’Incontro, il Santo Padre ha pranzato con i Cardinali e i Vescovi della Campania e con i partecipanti all’Incontro Internazionale per la Pace. Alle 16:00 il Papa si è recato in autovettura panoramica al Duomo e raggiunta la Cappella di San Gennaro ha sostato in Adorazione del Santissimo Sacramento ed ha venerato le Reliquie di San Gennaro.

  Infine, conclusa la visita in Duomo, il Papa è ripartito in elicottero alle 17:30 per giungere in Vaticano un’ora dopo.
PV-ITALIA/INCONTRO INTERRELIGIOSO/NAPOLI               VIS 20071022 (470)

CONDIVISIONE E NON PROFITTO COME FINE ULTIMO

settembre 24, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 23 SET. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha compiuto una Visita Pastorale a Velletri, dove ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Piazza San Clemente, antistante la Cattedrale. Dal 1993 fino all’elezione al Pontificato, il 19 aprile 2005, Papa Benedetto XVI è stato Cardinale titolare della Chiesa suburbicaria di Velletri-Segni. Suo successore come Cardinale titolare della medesima Chiesa è il Cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Vescovo della Diocesi di Velletri-Segni è S.E. Monsignor Vincenzo Apicella.

  Commentando la parabola evangelica del fattore infedele, il Papa ha presentato alle migliaia di fedeli presenti alcune riflessioni sui pericoli di un attaccamento eccessivo al denaro ed ai beni materiali.

  “La vita” – ha detto il Santo Padre – “è in verità sempre una scelta: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male. Incisiva e perentoria la conclusione del brano evangelico: ‘Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro’. In definitiva, dice Gesù, occorre decidersi: ‘Non potete servire a Dio e a mammona’ (Lc 16,13)”.

  “È necessaria quindi una decisione fondamentale tra Dio e mammona” – ha commentato il Pontefice – “è necessaria la scelta tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà. La logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti. In fondo si tratta della decisione tra l’egoismo e l’amore, tra la giustizia e la disonestà, in definitiva tra Dio e Satana”.

  “Se amare Cristo e i fratelli non va considerato come qualcosa di accessorio e di superficiale, ma piuttosto lo scopo vero ed ultimo di tutta la nostra esistenza, occorre saper operare scelte di fondo, essere disposti a radicali rinunce, se necessario sino al martirio. Oggi, come ieri” – ha concluso il Pontefice – “la vita del cristiano esige il coraggio di andare contro corrente, di amare come Gesù, che è giunto sino al sacrificio di sé sulla croce”.

  Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Papa ha benedetto una Colonna commemorativa in bronzo, donatagli un anno fa da cento città bavaresi, in occasione del Viaggio Apostolico in Germania e per i Suoi ottanta anni. L’opera è stata prodotta in due esemplari: uno si trova a Marktl am Inn, paese natale del Santo Padre e l’altra – che oggi è stata benedetta – è stata destinata dal Santo Padre come dono alla Diocesi di Velletri-Segni.

 Congedatosi infine dalle Autorità civili e religiose di Velletri, il Santo Padre è rientrato al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per la recita dell’Angelus.
PV-ITALIA/DENARO:BENI/VELLETRI                       VIS 20070924 (490)

TESTIMONIARE AMORE DI DIO CHE SI OPPONE DISPERAZIONE

settembre 10, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 8 SET. 2007 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, dpo essersi congedato dalla Comunità Benedettina del Santuario di Mariazell, Papa Benedetto  XVI si è recato alla Basilica del Santuario di Mariazell per la celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Natività della Beata Vergine Maria con i sacerdoti, i religiosi, i diaconi e i seminaristi, ed ha pronunciato l’omelia.

  “Il Signore chiama i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici ad entrare nel mondo, nella sua realtà complessa, per cooperare lì all’edificazione del Regno di Dio” – ha detto il Santo Padre – “Il Signore vi invita al pellegrinaggio della Chiesa ‘nel suo cammino attraverso i tempi’. Vi invita a farvi pellegrini con Lui e a partecipare alla sua vita che ancora oggi è Via Crucis e via del Risorto attraverso la Galilea della nostra esistenza”.

  “La partecipazione al suo cammino comporta dunque ambedue le cose: la dimensione della Croce – con insuccessi, sofferenze, incomprensioni, anzi addirittura disprezzo e persecuzione -, ma anche l’esperienza di una profonda gioia nel suo servizio e l’esperienza della profonda consolazione derivante dall’incontro con Lui”.

  “Il centro della missione di Gesù Cristo e di tutti i cristiani è l’annuncio del Regno di Dio. Questo annuncio nel nome di Cristo significa (…) l’impegno di essere presenti nel mondo come suoi testimoni: voi rendete testimonianza di un ‘senso’ che è radicato nell’amore creativo di Dio e si oppone a ogni insensatezza e ad ogni disperazione. (…) Rendete testimonianza di quell’Amore che si è donato per gli uomini e così ha vinto la morte. (…) State dalla parte di coloro che non hanno mai sperimentato l’amore, che non riescono più a credere nella vita. Vi opponete così ai molteplici tipi di ingiustizia nascosta o aperta, come anche al disprezzo degli uomini che sta espandendosi”.

  “Seguire Cristo significa crescere nella condivisione dei sentimenti e nell’assimilazione dello stile di vita di Gesù” – ha ribadito Benedetto XVI ricordando le caratteristiche che per la Chiesa risaltano “nell’atteggiamento di Gesù: povertà, castità e obbedienza. Egli, il Povero, ha chiamato ‘beati’ i poveri”.

  “Gesù Cristo, che era ricco di tutta la ricchezza di Dio, si è fatto povero per noi (…) Egli, il Povero, ha chiamato ‘beati’ i poveri”, ma “la semplice povertà materiale come tale da sola non garantisce ancora la vicinanza a Dio, anche se Dio a questi poveri è vicino in modo particolare. (…) Chi vuol seguire Cristo in modo radicale, deve decisamente rinunciare ai beni materiali. Deve però, vivere questa povertà, partire da Cristo, come un diventare interiormente libero per Dio e per il prossimo. Per tutti i cristiani, ma specialmente per i sacerdoti, i religiosi o le religiose, per i singoli come pure per le comunità, la questione della povertà e dei poveri deve essere sempre di nuovo oggetto di un severo esame di coscienza”.

  “Per comprendere bene che cosa significhi castità” – ha proseguito il Pontefice – “, dobbiamo partire dal suo contenuto positivo”, e, ha spiegato il Papa la missione di Cristo “lo conduceva ad una dedizione pura ed indivisa agli uomini. Nelle testimonianze delle Sacre Scritture non vi è alcun momento della sua esistenza in cui si possa scorgere, nel suo comportamento verso gli uomini, una qualche traccia di interesse personale o di egoismo. (…) Con il voto di castità nel celibato non ci consacriamo all’individualismo o ad una vita isolata, ma promettiamo solennemente di porre totalmente e senza riserve al servizio del Regno di Dio – e così a servizio degli uomini – gli intensi rapporti di cui siamo capaci e che riceviamo come un dono”.

  Infine, riferendosi all’obbedienza, il Papa ha affermato che Gesù, dagli anni nascosti a Nazaret fino al momento della morte in croce, visse sempre “nell’ascolto del Padre, nell’obbedienza verso il Padre” e che “I cristiani hanno sempre sperimentato che, abbandonandosi alla volontà del Padre, non si perdono, ma trovano in questo modo la via verso una profonda identità e libertà interiore”. Perciò “Ascoltare Dio ed obbedirgli non ha niente a che fare con costrizione dall’esterno e perdita di se stessi. Solo entrando nella volontà di Dio raggiungiamo la nostra vera identità”.

  “Gesù è presente a noi in modo concreto solo nel suo corpo, la Chiesa. Per questo l’obbedienza alla volontà di Dio, l’obbedienza a Gesù Cristo, nella prassi deve essere molto concretamente un’umile obbedienza alla Chiesa”.

  La cerimonia si è conclusa con una processione alla Cappella che custodisce l’immagine della Vergine di Mariazell. Al termine il Santo Padre si è diretto in autovettura all’eliporto di Mariazell per rientrare alla Nunziatura Apostolica di Vienna.
PV-AUSTRIA/VESPRI/MARIAZELL                       VIS 20070910 (770)

SENZA IL GIORNO DEL SIGNORE NON POSSIAMO VIVERE

settembre 10, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nel Duomo di Santo Stefano di Vienna, simbolo della città e Chiesa gotica più bella dell’Austria, caratterizzata dalle due torri che si ergono per oltre sessanta metri e dal campanile di 136 metri.

  Prima dell’inizio della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre ha percorso in processione un tragitto di cento metri fino alla cattedrale.

  Nell’omelia, Papa Benedetto ha spiegato il significato della domenica, giorno del Signore. “Nella parola ‘dominicum/dominico’ sono indissolubilmente intrecciati due significati, la cui unità dobbiamo nuovamente imparare a percepire. C’è innanzitutto il dono del Signore – questo dono è Lui stesso: il Risorto, del cui contatto e vicinanza i cristiani hanno bisogno per essere se stessi. Questo, però, non è solo un contatto spirituale, interno, soggettivo: l’incontro col Signore si iscrive nel tempo attraverso un giorno preciso”.

  “Anche noi abbiamo bisogno del contatto con il Risorto” – ha proseguito il Pontefice – “che ci sorregge fin oltre la morte. Abbiamo bisogno di questo incontro che ci riunisce, che ci dona uno spazio di libertà, che ci fa guardare oltre l’attivismo della vita quotidiana verso l’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino”.

  Il Papa ha ribadito che: “‘Sine dominico non possumus!’. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è una cosa bella e necessaria; ciascuno di noi lo sa. Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e non ricrea. Il tempo libero necessita di un centro – l’incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta”.

  “Il primo giorno della settimana è il giorno del mattino della creazione, il giorno in cui Dio disse: ‘Sia la luce!’ (Gn 1,3). Per questo la Domenica è nella Chiesa anche la festa settimanale della creazione – la festa della gratitudine e della gioia per la creazione di Dio. In un’epoca, in cui, a causa dei nostri interventi umani, la creazione sembra esposta a molteplici pericoli, dovremmo accogliere coscientemente proprio anche questa dimensione della Domenica”.

  “Nell’orazione di questa Domenica” – ha ribadito Benedetto XVI – “ricordiamo innanzitutto che Dio, mediante il suo Figlio, ci ha redenti e adottati come figli amati. (…) Essere figlio significa – lo sapeva molto bene la Chiesa primitiva – essere una persona libera, non un servo, ma uno appartenente personalmente alla famiglia. E significa essere erede. Se noi apparteniamo a quel Dio che è il potere sopra ogni potere, allora siamo senza paura e liberi, e allora siamo eredi. L’eredità che Egli ci ha lasciato è Lui stesso, il suo Amore”.

  Al termine della Celebrazione Eucaristica nel Duomo di Santo Stefano a Vienna, il Santo Padre Benedetto XVI ha guidato la recita dell’Angelus, nel piazzale antistante il Duomo, con i fedeli convenuti per la Santa Messa. Prima dell’Angelus il Papa ha affermato: “Come Maria lo portò nel suo grembo – un inerme piccolo essere umano, totalmente dipendente dall’amore della madre – così Gesù Cristo, sotto la specie del pane, si è affidato a noi, cari fratelli e sorelle. Amiamo questo Gesù che si dona così totalmente nelle nostre mani! AmiamoLo come Lo ha amato Maria! E portiamoLo agli uomini come Maria Lo ha portato ad Elisabetta, suscitando giubilo e gioia! La Vergine ha donato al Verbo di Dio un corpo umano, perché potesse entrare nel mondo. Doniamo anche noi il nostro corpo al Signore, rendiamo il nostro corpo sempre di più uno strumento dell’amore di Dio, un tempio dello Spirito Santo! Portiamo la Domenica col suo Dono immenso nel mondo!”.

  Dopo la recita dell’Angelus, il Santo Padre Benedetto XVI ha consegnato ai bambini che partecipano alle iniziative della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria una Lettera nella quale il Papa scrive: “Vedo in voi dei piccoli collaboratori al servizio che il Papa rende alla Chiesa e al mondo: voi mi sostenete con la vostra preghiera e anche con il vostro impegno di diffondere il Vangelo. Ci sono infatti tanti bambini che ancora non conoscono Gesù. E purtroppo ce ne sono altrettanti privi del necessario per vivere: di cibo, di cure sanitarie, di istruzione; molti mancano di pace e di serenità”.

  “Ci sono infatti tanti bambini che ancora non sconoscono Gesù. E purtroppo ce ne sono altrettanti privi del necessario per vivere: di cibo, di cure sanitarie, di istruzione; molti mancano di pace e di serenità. La Chiesa riserva loro una speciale attenzione, specialmente mediante i missionari; e anche voi vi sentite chiamati ad offrire il vostro contributo, sia personalmente che in gruppo. L’amicizia con Gesù è un dono così bello che non si può tenere per sé! Chi riceve questo dono sente il bisogno di trasmetterlo agli altri; e in questo modo il dono, condiviso, non diminuisce ma si moltiplica!”
PV-AUSTRIA/MESSA:ANGELUS/VIENNA                   VIS 20070910 (860)

MONASTERI LUOGHI DI FORZA SPIRITUALE

settembre 10, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Poco dopo le 16:30, il Santo Padre è giunto in autovettura all’Abbazia di Heiligenkreuz, a 30 chilometri da Vienna, monastero cistercense numericamente più grande d’Europa ed anche  il più antico monastero cistercense al mondo restato attivo senza interruzione dall’anno della fondazione, nel 1135, ad opera di Leopoldo III.
 
  Il nome Heiligenkreuz, (Santa Croce) si deve alle reliquie della Santa Croce che nel 1188 il Duca Leopoldo V donò all’Abbazia. Sotto il nazismo (1938-1945), il monastero venne quasi interamente espropriato e molti monaci furono rinchiusi. Dopo la seconda guerra mondiale, fu l’abate riformatore Karl Braunstorfer a richiamare allo spirito originale dell’ordine. La liturgia fu riformata secondo il Concilio Vaticano II e venne redatto un breviario in latino, con una particolare cura del canto corale gregoriano.

  La Facoltà Teologica Pontifica, fondata nel 1802 come Scuola Superiore di Filosofia e Teologia conta attualmente oltre 100 studenti.

  Al suo arrivo Papa Benedetto XVI si è raccolto in preghiera davanti alla reliquia della Santa Croce nella chiesa abbaziale di Heilingenkreuz insieme ai monaci, ai professori ed agli studenti della Facoltà Pontificia. Dopo il saluto dell’Abate, Padre Gregor Henckel Donnersmarck, il Papa ha rivolto ai presenti un discorso.

  “Il nocciolo del monachesimo è l’adorazione” – ha affermato il Santo Padre – “il vivere alla maniera degli angeli. Essendo, tuttavia, i monaci uomini con carne e sangue su questa terra, san Benedetto all’imperativo centrale dell”ora’ ne ha aggiunto un secondo: il ‘labora’. Secondo il concetto di San Bernardo, una parte della vita monastica, insieme alla preghiera, è anche il lavoro, la coltivazione della terra in conformità alla volontà del Creatore. Così in tutti i secoli i monaci, partendo dal loro sguardo rivolto a Dio, hanno reso la terra vivibile e bella. La salvaguardia e il risanamento della creazione provenivano proprio dal loro guardare a Dio”.

  “Il vostro servizio primario per questo mondo deve quindi essere la vostra preghiera e la celebrazione del divino Officio. La disposizione interiore di ogni sacerdote, di ogni persona consacrata deve essere quella di ‘non anteporre nulla al divino Officio’. La bellezza di una tale disposizione interiore si esprimerà nella bellezza della liturgia al punto che là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso ‘quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano’ (cfr 1 Cor 2, 9). In ogni forma di impegno per la liturgia criterio determinante deve essere sempre lo sguardo verso Dio”.

 “Noi stiamo davanti a Dio – Egli ci parla e noi parliamo a Lui. Là dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita è già persa. O essa è ‘opus Dei’ con Dio come specifico soggetto o non è. In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinché diventi espressione della bellezza e della sublimità del Dio amico degli uomini”.

  “L’Austria è, come si dice in doppio senso, veramente ‘Klösterreich’: regno di monasteri e ricca di monasteri. (…) E chiedo a voi, cari fedeli, considerate le vostre abbazie e i vostri monasteri quello che sono e sempre vogliono essere: non soltanto luoghi di cultura e di tradizione o addirittura semplici aziende economiche. Struttura, organizzazione ed economia sono necessarie anche nella Chiesa, ma non sono la cosa essenziale. Un monastero è soprattutto questo: un luogo di forza spirituale”.

  “La mia visita” – ha proseguito il Papa – “è rivolta all’Accademia ormai Pontificia che si trova nel 205° anniversario della sua fondazione e che, nel suo stato nuovo, dall’Abate ha ricevuto il nome aggiuntivo dell’attuale successore di Pietro. Per quanto sia importante l’integrazione della disciplina teologica nella ‘universitas’ del sapere mediante le facoltà teologiche cattoliche nelle università statali, è tuttavia altrettanto importante che ci siano luoghi di studi così profilati come il vostro, dove è possibile un legame approfondito tra teologia scientifica e spiritualità vissuta. Dio, infatti, non è mai semplicemente l’Oggetto della teologia, è sempre allo stesso tempo anche il suo Soggetto vivente. La teologia cristiana, del resto, non è mai un discorso solamente umano su Dio, ma è sempre al contempo il ‘Logos’ e la logica in cui Dio si rivela”.

  “Il padre dell’Ordine cistercense, San Bernardo, a suo tempo ha lottato contro il distacco di una razionalità oggettivante dalla corrente della spiritualità ecclesiale. La nostra situazione oggi, pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze. Nell’ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede. Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro”.

  “Perché oggi una chiamata al sacerdozio o allo stato religioso possa essere sostenuta fedelmente lungo tutta la vita, occorre una formazione che integri fede e ragione, cuore e mente, vita e pensiero. Una vita al seguito di Cristo ha bisogno dell’integrazione dell’intera personalità. Dove si trascura la dimensione intellettuale, nasce troppo facilmente una forma di pia infatuazione che vive quasi esclusivamente di emozioni e di stati d’animo che non possono essere sostenuti per tutta la vita. E dove si trascura la dimensione spirituale, si crea un razionalismo rarefatto che sulla base della sua freddezza e del suo distacco non può mai sfociare in una donazione entusiasta di sé a Dio”.

  Dopo la visita al museo dell’Abbazia di Heilingenkreutz, il Santo Padre Benedetto è rientrato a Vienna per l’incontro con il mondo del volontariato nel Wiener Konzerthaus.
PV-AUSTRIA/RELIGIOSI/HEILINGENKREUZ                 VIS 20070910 (1030)

VOLONTARIATO PREZIOSO SERVIZIO AL PROSSIMO

settembre 10, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Alle 17:30 presso il “Wiener Konzerthaus”, casa della musica di Vienna, inaugurata nel 1913 alla presenza dell’imperatore Francesco Giuseppe I, il Santo Padre Benedetto XVI ha avuto un incontro con le organizzazioni di volontariato della Chiesa e della società civile attive in Austria.

   I saluti dei giovani volontari ed i discorsi del Presidente della Repubblica e del Santo Padre sono stati intervallati da alcuni intermezzi musicali.

  “Vorrei a questo punto esprimere il mio ringraziamento molto sentito” – ha affermato il Papa all’inizio del suo discorso – “per la marcata ‘cultura del volontariato’ in Austria. (…) L’amore del prossimo non si può delegare; lo Stato e la politica, con le pur giuste premure per il sollievo in casi di bisogno e per le prestazioni sociali, non possono sostituirlo. Esso richiede sempre l’impegno personale e volontario, per il quale certamente lo Stato deve creare condizioni generali favorevoli”.

  “Il ‘sì’ a un impegno volontaristico e solidale è una decisione che rende liberi e aperti alle necessità dell’altro; alle esigenze della giustizia, della difesa della vita e della salvaguardia del creato. Negli impegni di volontariato entra in gioco la dimensione-chiave dell’immagine cristiana di Dio e dell’uomo: l’amore di Dio e l’amore del prossimo”.

  Benedetto XVI ha sottolineato che il volontariato si caratterizza per la ‘gratuità’ ed ha affermato: “La spontanea disponibilità vive e si dimostra al di là del calcolo e del contraccambio atteso; essa rompe le regole dell’economia di mercato. L’uomo, infatti, è molto più di un semplice fattore economico da valutare secondo criteri economici”.

  “Nello sguardo degli altri” – ha detto ancora il Santo Padre – “proprio di quell’altro che ha bisogno del nostro aiuto, sperimentiamo l’esigenza concreta dell’amore cristiano. Gesù Cristo non ci insegna una mistica ‘degli occhi chiusi’, ma una mistica ‘dello sguardo aperto’ e con ciò del dovere assoluto di percepire la condizione degli altri, la situazione in cui si trova quell’uomo che, secondo il Vangelo, è nostro prossimo”.

  “Alla fine vorrei ricordare la forza e l’importanza della preghiera per quanti sono impegnati nel lavoro caritativo. La preghiera a Dio è via di uscita dall’ideologia o dalla rassegnazione di fronte all’illimitatezza del bisogno”.

  “Quando uno non fa solo il suo dovere nella professione e nella famiglia – e per farlo bene ci vuole già molta forza e un grande amore -, ma s’impegna inoltre per gli altri, mettendo il suo prezioso tempo libero a servizio dell’uomo e della sua dignità, il suo cuore si dilata”.

  Benedetto XVI ha concluso il suo discorso affermando che: “Chi rispetta la ‘priorità del prossimo’,  vive ed agisce secondo il Vangelo e prende parte anche alla missione della Chiesa, che sempre guarda l’uomo intero e vuol fargli sentire l’amore di Dio. La Chiesa sostiene questo vostro prezioso servizio pienamente”.
PV-AUSTRIA/VOLONTARIATO/VIENNA                   VIS 20070910 (470)

BENEDETTO XVI SI CONGEDA DALL’AUSTRIA

settembre 10, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Dopo l’incontro con il mondo del volontariato, il Santo Padre si è recato all’aeroporto dove ha avuto luogo la cerimonia di congedo.

  Dopo il saluto del Presidente della Repubblica, Signor Heinz Fischer, il Santo Padre Benedetto XVI ha ringraziato i “Confratelli nell’Episcopato, il Governo, come anche tutti i responsabili della vita pubblica, e, non da ultimo, i numerosi volontari che hanno contribuito alla riuscita dell’organizzazione di questa visita”.

  “Vienna” – ha detto il Papa – “nello spirito della sua esperienza storica e della sua posizione nel centro vivo dell’Europa, può recare a ciò il suo contributo, favorendo conseguentemente la penetrazione dei valori tradizionali del Continente, permeati di fede cristiana, nelle istituzioni europee e nell’ambito della promozione delle relazioni internazionali, interculturali ed interreligiose”.
PV-AUSTRIA/CONGEDO/VIENNA                               VIS 20070910 (140)

VISITA PRESIDENTE REPUBBLICA E DISCORSO CORPO DIPLOMATICO

settembre 8, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 7 SET. 2007 (VIS). Alle 17:30 di oggi pomeriggio il Santo Padre si è diretto in autovettura dalla Nunziatura Apostolica di Vienna all’Hofburg, dove ha reso una visita di cortesia al Presidente della Repubblica Austriaca, Signor Heinz Fischer.

  Al termine della visita, il Santo Padre ha avuto un incontro con le Autorità e con il Corpo Diplomatico nella Sala dei Ricevimenti dell’Hofburg, presenti anche alti esponenti della cultura, tra i quali i Rettori delle Università austriache.

  Dopo una breve introduzione musicale e un indirizzo di saluto del Presidente Fischer, il Santo Padre Benedetto XVI ha pronunciato un discorso.

  L’Austria “non ha solo vissuto un notevole progresso economico, ma ha sviluppato anche un’esemplare convivenza sociale, di cui il termine ‘solidarietà sociale’ è diventato un sinonimo” – ha detto il Papa – “Gli austriaci hanno ragione di esserne riconoscenti, e lo manifestano avendo un cuore aperto verso i poveri e gli indigenti nel proprio Paese, ma essendo anche generosi quando si tratta di dimostrare solidarietà in occasione di catastrofi e di disgrazie nel mondo”.

  “Dopo gli orrori della guerra e le esperienze traumatiche del totalitarismo e della dittatura,” – ha proseguito il Pontefice – “l’Europa ha intrapreso il cammino verso un’unità del Continente, tesa ad assicurare un durevole ordine di pace e di giusto sviluppo. La divisione che per decenni ha scisso il Continente in modo doloroso è, sì, superata politicamente, ma l’unità resta ancora in gran parte da realizzare nella mente e nel cuore delle persone”. La partecipazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale al processo di unificazione, ha aggiunto il Papa, “è un ulteriore stimolo a consolidare al loro interno la libertà, lo stato di diritto e la democrazia”. L’Austria “ha come Paese-ponte, contribuito molto a questa unione”.

    Benedetto XVI ha ribadito che: “L’Europa non può e non deve rinnegare le sue radici cristiane. (…) Il cristianesimo ha profondamente modellato questo Continente: di ciò rendono testimonianza in tutti i Paesi e particolarmente in Austria non solo le moltissime chiese e gli importanti monasteri. (…) Mariazell, il grande Santuario nazionale austriaco, è al contempo un luogo d’incontro per vari popoli europei. E’ uno di quei luoghi nei quali gli uomini hanno attinto e attingono tuttora la ‘forza dall’alto’ per una retta vita”.

  Riferendosi successivamente al modello di vita europeo, il Papa ha rimarcato che esso “si trova davanti ad una grande sfida. La spesso citata globalizzazione non può essere fermata, ma è un compito urgente ed una grande responsabilità della politica quella di dare alla globalizzazione ordinamenti e limiti adatti ad evitare che essa si realizzi a spese dei Paesi più poveri e delle persone povere nei Paesi ricchi e vada a scapito delle generazioni future”.

  Il Santo Padre ha affermato inoltre che: “L’Europa ha vissuto e sofferto anche terribili cammini sbagliati. Ne fanno parte: restringimenti ideologici della filosofia, della scienza ed anche della fede, l’abuso di religione e ragione per scopi imperialistici, la degradazione dell’uomo mediante un materialismo teorico e pratico, ed infine la degenerazione della tolleranza in una indifferenza priva di riferimenti a valori permanenti. Fa però parte delle caratteristiche dell’Europa una capacità di autocritica che, nel vasto panorama delle culture del mondo, la distingue e la qualifica”.

  “E’ nell’Europa che, per la prima volta” – ha sottolineato Benedetto XVI – “è stato formulato il concetto di diritti umani. Il diritto umano fondamentale, il presupposto per tutti gli altri diritti, è il diritto alla vita stessa. Ciò vale per la vita dal concepimento sino alla sua fine naturale. L’aborto, di conseguenza, non può essere un diritto umano – è il suo contrario”. Al riguardo il Papa ha lanciato un appello ai responsabili della politica “affinché non permettano che i figli vengano considerati come casi di malattia né che la qualifica di ingiustizia attribuita dal Vostro ordinamento giuridico all’aborto venga di fatto abolita” ed ha ribadito che occorre “fare tutto il possibile per rendere i Paesi europei di nuovo più aperti ad accogliere i bambini” e per “favorire condizioni che rendano possibile alle giovani coppie di allevare dei figli. Tutto ciò, però, non gioverà a nulla, se non riusciremo a creare nei nostri Paesi di nuovo un clima di gioia e di fiducia nella vita, in cui i bambini non vengano visti come un peso, ma come un dono per tutti”.

  “Una grande preoccupazione costituisce per me anche il dibattito sul cosiddetto ‘attivo aiuto a morire'” – ha detto ancora il Papa – “La risposta giusta alla sofferenza alla fine della vita è un’attenzione amorevole, l’accompagnamento verso la morte – in particolare anche con l’aiuto della medicina palliativa – e non un ‘attivo aiuto a morire'”.

  “L’Europa inoltre acquisterà una migliore consapevolezza di se stessa se assumerà una responsabilità nel mondo che corrisponda alla sua singolare tradizione spirituale, alle sue capacità straordinarie e alla sua grande forza economica. L’Unione Europea dovrebbe pertanto assumere un ruolo guida nella lotta contro la povertà nel mondo e nell’impegno a favore della pace”.

  I Paesi europei e l’Unione Europea, ha proseguito il Pontefice, “sono tra coloro che maggiormente contribuiscono allo sviluppo internazionale, ma essi dovrebbero anche far valere la loro rilevanza politica di fronte, ad esempio, alle urgentissime sfide poste dall’Africa, alle immani tragedie di quel Continente, quali il flagello dell’Aids, la situazione nel Darfur, l’ingiusto sfruttamento delle risorse naturali e il preoccupante traffico di armi. Così pure l’impegno politico e diplomatico dell’Europa e dei suoi Paesi non può dimenticare la permanente grave situazione del Medio Oriente, dove è necessario il contributo di tutti per favorire la rinuncia alla violenza, il dialogo reciproco e una convivenza veramente pacifica”.

  “Molto di ciò che l’Austria è e possiede” – ha concluso Papa Benedetto XVI – “lo deve alla fede cristiana ed alla sua ricca efficacia sulle persone. La fede ha formato profondamente il carattere di questo Paese e la sua gente. Deve perciò essere nell’interesse di tutti non permettere che un giorno in questo paese siano forse ormai solo le pietre a parlare di cristianesimo! Un’Austria senza una viva fede cristiana non sarebbe più l’Austria”.
PV-VIENNA/CORPO DIPLOMATICO/VIENNA                 VIS 20070908 (1020)