Archive for the ‘Educazione’ Category

NOSTRA EPOCA NECESSITA MAESTRI FEDE E ARALDI VANGELO

ottobre 26, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 26 OTT. 2007 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre ha rivolto alcune parole di saluto agli studenti delle Università Pontificie e delle Facoltà ecclesiastiche che hanno assistito alla Santa Messa di inaugurazione dell’Anno Accademico, celebrata dal Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica.

  “Cercate di creare tra di voi” – ha detto il Pontefice agli studenti – “un clima dove l’impegno dello studio e la fraterna cooperazione vi siano di comune arricchimento per quanto concerne non solo l’aspetto culturale, scientifico e dottrinale, bensì anche il lato umano e spirituale”.

  “Roma è ricca di memorie storiche” – ha ricordato il Papa agli studenti – “di capolavori d’arte e di cultura; è soprattutto piena di eloquenti testimonianze cristiane”.

  “Sono nate, nel corso del tempo, Università e Facoltà ecclesiastiche, ormai più che secolari, dove si sono formate intere generazioni di sacerdoti e operatori pastorali tra i quali non mancano grandi santi e illustri uomini di Chiesa”.

  Citando la Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II “Sapientia christiana” che indica le finalità delle istituzioni universitarie: “‘Coltivare e promuovere, mediante la ricerca scientifica, le proprie discipline, ed anzitutto approfondire la conoscenza della Rivelazione cristiana e di ciò che con essa è collegato, enucleare le verità in essa contenute, considerare alla loro luce i nuovi problemi che sorgono e presentarle agli uomini del proprio tempo nel modo adatto alle diverse culture”, il Santo Padre ha riaffermato che tale impegno è “quanto mai urgente nella nostra epoca post-moderna, dove si avverte il bisogno di una nuova evangelizzazione, che abbisogna di maestri nella fede e di araldi e testimoni del Vangelo convenientemente preparati”.

  “Il periodo di permanenza a Roma può e deve servire a prepararvi per svolgere nel modo migliore il compito che vi attende in diversi campi di azione apostolica. La missione evangelizzatrice propria della Chiesa domanda, in questo nostro tempo, non solo che si propaghi dappertutto il messaggio evangelico, ma che penetri in profondità nei modi di pensare, nei criteri di giudizio e nei comportamenti della gente. In una parola, occorre che tutta la cultura dell’uomo contemporaneo sia permeata dal Vangelo”.
AC/ATENEI PONTIFICI/GROCHOLEWSKI                   VIS 20071026 (340)

UDIENZA PRESIDENTE PRESIDENZA DI BOSNIA ED ERZEGOVINA

ottobre 25, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 25 OTT. 2007 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

  “Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Presidente della Presidenza di Bosnia ed Erzegovina, Signor Zeljko Komsic, che si è successivamente incontrato con il Segretario di Stato, Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, in occasione dello Scambio degli Strumenti di Ratifica dell’Accordo fondamentale e del Protocollo Addizionale fra la Santa Sede e la Bosnia ed Erzegovina. Era presente anche l’Eminentissimo Cardinale Vinko Puljic, Arcivescovo di Sarajevo”.

  “Nel corso dei cordiali colloqui sono stati trattati argomenti relativi all’attuazione dell’Accordo stesso e, in particolare all’impegno della Chiesa nei campi dell’educazione, delle attività sociali e caritative e dell’assistenza pastorale ai fedeli cattolici. Si è ribadito il contributo della comunità cattolica per favorire la pacifica convivenza fra le diverse etnie e i gruppi religiosi nel Paese”.

  “Il Presidente Komsic ha invitato il Santo Padre a recarsi in visita in Bosnia ed Erzegovina”.
OP/UDIENZA/PRESIDENTE BOSNIA ED ERZEGOVINA       VIS 20071025 (200)

IN BREVE

ottobre 25, 2007
MONSIGNOR FRANCESCO FOLLO, OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE PRESSO L’U.N.E.S.C.O. (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura), ha pronunciato un intervento, il 22 ottobre scorso – il cui testo è stato reso pubblico nella serata di ieri – alla 34ma Sessione della Conferenza Generale dell’U.N.E.S.C.O., attualmente in corso a Parigi (Francia), dal 16 ottobre al 3 novembre. Monsignor Follo ha posto l’accento sull’educazione integrale della persona umana, sul riconoscimento del fatto religioso nella sfera pubblica, sullo sviluppo urbano e la protezione della natura.

L’ARCIVESCOVO CELESTINO MIGLIORE, Osservatore Permanente della Santa  Sede presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto il 19 ottobre scorso, alla 62ma Sessione dell’Assemblea Generale dell’O.N.U., in merito all’attuazione del Partenariato per lo sviluppo dell’Africa (New Partnership for Africa’s Development – NEPAD), nel suo settimo anno di esistenza. L’Arcivescovo Migliore ha ribadito che uno degli obiettivi di primaria importanza di tale istituzione, creata dai Capi di Stato e di Governo del Sud Africa, Nigeria, Senegal, Algeria ed Egitto, sia quello di “porre fine alla emarginazione dell’Africa nel processo di globalizzazione e promuovere la piena e proficua integrazione del Continente nell’economia globale”.
…/IN BREVE/…                                  VIS 20071025 (190)

IL SANTO PADRE RICEVE IN UDIENZA PRESIDENTE DEL CILE

ottobre 18, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 18 OTT. 2007 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il Comunicato di seguito riportato:

  “Stamani il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza la Signora Michelle Bachelet Jeria, Presidente della Repubblica del Cile, la quale, successivamente, si è incontrata con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.

  “I cordiali colloqui hanno permesso uno scambio d’informazioni e riflessioni sulla situazione socio-politica del Paese e sul suo ruolo in America Latina. Sono stati affrontati temi di comune interesse, come la vita umana e la famiglia, l’educazione, i diritti umani, la giustizia e la pace ed altre questioni rilevanti dell’agenda internazionale. Non si è mancato di ribadire il contributo positivo apportato dalla Chiesa cattolica alla società cilena, specialmente negli ambiti sociale ed educativo”.
OP/UDIENZA PRESIDENTE CILE/BACHELET                   VIS 20071018 (170)

LA FAMIGLIA, FORMATRICE AI VALORI UMANI E CRISTIANI

ottobre 12, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 12 OTT. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato una Lettera al Cardinale Alfonso López Trujillo, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in occasione della designazione dell’Arcidiocesi di México (Messico), a sede del VI Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma dal 16 al 18 gennaio 2009, sul tema: “La Famiglia, formatrice ai valori umani e cristiani”.

  “Prima scuola di vita e di fede, ‘chiesa domestica’” – scrive il Pontefice – “la famiglia è chiamata ad educare le nuove generazioni ai valori umani e cristiani, perché, orientando la vita secondo il modello di Cristo, forgino in esse una personalità armonica. In tale decisiva missione (…) si deve anche contare sull’appoggio della scuola, della parrocchia e di diversi gruppi ecclesiali che promuovano l’educazione integrale dell’essere umano”.

  “In momenti nei quali si avverte una frequente discrepanza tra ciò che si afferma di credere ed il modo concreto di vivere e di comportarsi, il prossimo Incontro Mondiale delle Famiglie si propone di incoraggiare le famiglie cristiane nella formazione di una retta coscienza  morale”.

  “Chiedo al Signore che il processo di preparazione e la celebrazione di tale avvenimento (…) sia per le famiglie (…) un’occasione speciale per vivere con gioia la propria vocazione e missione”.
BXV-LETTERA/INCONTRO FAMIGLIE/LÓPEZ TRUJILLO   VIS 20071012 (230)

FAMIGLIE SOLIDE SI EDIFICANO SULLA BASE DI MATRIMONI SOLIDI

settembre 13, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 13 SET. 2007 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo il Signor Jozef Dravecky, nuovo Ambasciatore della Slovacchia in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

 Nel suo discorso il Papa ha ricordato l’imminente quindicesimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche fra Slovacchia e Santa Sede ed ha ringraziato l’Ambasciatore per l’ impegno del suo Governo nella ratifica di due dei quattro articoli dell’Accordo Fondamentale, firmato nel 2000, relativi “all’obiezione di coscienza e al finanziamento delle attività della Chiesa”. I due articoli già ratificati si riferiscono alla cura spirituale dei cattolici nelle forze armate e all’educazione cattolica”.

  In merito all’educazione, Papa Benedetto XVI ha affermato: “E’ importante  che gli Stati continuino a garantire alla Chiesa la libertà di istituire e dirigere scuole cattoliche, offrendo ai genitori l’opportunità di scegliere strumenti educativi che promuovano la formazione cristiana dei loro figli. (…) Un’educazione solida che alimenti tutte le dimensioni della persona umana, compresa la dimensione religiosa e spirituale, è nell’interesse della Chiesa e dello Stato. In tal modo, i giovani possono prepararsi ad assumere i doveri civili nel raggiungimento dell’età adulta”.

  “La famiglia” – ha continuato il Pontefice – “è il nucleo nel quale una persona apprende l’amore umano e dove coltiva le virtù della responsabilità, della generosità e della sollecitudine fraterna. Le famiglie solide si edificano sulla base di matrimoni solidi. Le società solide devono fare tutto il possibile per promuovere politiche economiche e sociali che aiutino le giovani coppie e che rispondano al loro desiderio di creare una famiglia”.

  Il Santo Padre ha sottolineato che: “Lo Stato, lungi dal rimanere indifferente al matrimonio, deve riconoscere, rispettare e sostenere tale venerabile istituzione, la stabile unione fra uomo e donna che desiderano assumersi un impegno di amore e di fedeltà per tutta la vita”.

  “Il ricco patrimonio culturale e spirituale della Slovacchia ha un grande potenziale per dare nuova vita all’anima del continente europeo” – ha rimarcato il Pontefice. Menzionando il diritto alla vita, la libertà religiosa e la libertà di realizzare un servizio caritativo al prossimo, il Papa ha affermato che “tali valori sono imprescindibili per edificare una Unione Europea pacifica e giusta”.

  Benedetto XVI ha concluso il suo discorso esprimendo la convinzione che: “Le celebrazioni in occasione del 1150° anniversario dei Santi Cirillo e Metodio rinnoveranno la volontà della Slovacchia nella testimonianza di questi valori senza tempo. In tal modo essa ispirerà altri Stati dell’Unione Europea ad adoperarsi a favore dell’unità riconoscendo nel medesimo tempo la diversità, a rispettare la sovranità nazionale impegnandosi in attività congiunte, a perseguire il progresso economico promuovendo la giustizia sociale”.
CD/CREDENZIALI/SLOVACCHIA:DRAVECKY               VIS 20070913 (450)

MONASTERI LUOGHI DI FORZA SPIRITUALE

settembre 10, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 9 SET. 2007 (VIS). Poco dopo le 16:30, il Santo Padre è giunto in autovettura all’Abbazia di Heiligenkreuz, a 30 chilometri da Vienna, monastero cistercense numericamente più grande d’Europa ed anche  il più antico monastero cistercense al mondo restato attivo senza interruzione dall’anno della fondazione, nel 1135, ad opera di Leopoldo III.
 
  Il nome Heiligenkreuz, (Santa Croce) si deve alle reliquie della Santa Croce che nel 1188 il Duca Leopoldo V donò all’Abbazia. Sotto il nazismo (1938-1945), il monastero venne quasi interamente espropriato e molti monaci furono rinchiusi. Dopo la seconda guerra mondiale, fu l’abate riformatore Karl Braunstorfer a richiamare allo spirito originale dell’ordine. La liturgia fu riformata secondo il Concilio Vaticano II e venne redatto un breviario in latino, con una particolare cura del canto corale gregoriano.

  La Facoltà Teologica Pontifica, fondata nel 1802 come Scuola Superiore di Filosofia e Teologia conta attualmente oltre 100 studenti.

  Al suo arrivo Papa Benedetto XVI si è raccolto in preghiera davanti alla reliquia della Santa Croce nella chiesa abbaziale di Heilingenkreuz insieme ai monaci, ai professori ed agli studenti della Facoltà Pontificia. Dopo il saluto dell’Abate, Padre Gregor Henckel Donnersmarck, il Papa ha rivolto ai presenti un discorso.

  “Il nocciolo del monachesimo è l’adorazione” – ha affermato il Santo Padre – “il vivere alla maniera degli angeli. Essendo, tuttavia, i monaci uomini con carne e sangue su questa terra, san Benedetto all’imperativo centrale dell”ora’ ne ha aggiunto un secondo: il ‘labora’. Secondo il concetto di San Bernardo, una parte della vita monastica, insieme alla preghiera, è anche il lavoro, la coltivazione della terra in conformità alla volontà del Creatore. Così in tutti i secoli i monaci, partendo dal loro sguardo rivolto a Dio, hanno reso la terra vivibile e bella. La salvaguardia e il risanamento della creazione provenivano proprio dal loro guardare a Dio”.

  “Il vostro servizio primario per questo mondo deve quindi essere la vostra preghiera e la celebrazione del divino Officio. La disposizione interiore di ogni sacerdote, di ogni persona consacrata deve essere quella di ‘non anteporre nulla al divino Officio’. La bellezza di una tale disposizione interiore si esprimerà nella bellezza della liturgia al punto che là dove insieme cantiamo, lodiamo, esaltiamo ed adoriamo Dio, si rende presente sulla terra un pezzetto di cielo. Non è davvero temerario se in una liturgia totalmente centrata su Dio, nei riti e nei canti, si vede un’immagine dell’eternità. Altrimenti, come avrebbero potuto i nostri antenati centinaia di anni fa costruire un edificio sacro così solenne come questo? Già la sola architettura qui attrae in alto i nostri sensi verso ‘quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano’ (cfr 1 Cor 2, 9). In ogni forma di impegno per la liturgia criterio determinante deve essere sempre lo sguardo verso Dio”.

 “Noi stiamo davanti a Dio – Egli ci parla e noi parliamo a Lui. Là dove, nelle riflessioni sulla liturgia, ci si chiede soltanto come renderla attraente, interessante e bella, la partita è già persa. O essa è ‘opus Dei’ con Dio come specifico soggetto o non è. In questo contesto io vi chiedo: realizzate la sacra liturgia avendo lo sguardo a Dio nella comunione dei santi, della Chiesa vivente di tutti i luoghi e di tutti i tempi, affinché diventi espressione della bellezza e della sublimità del Dio amico degli uomini”.

  “L’Austria è, come si dice in doppio senso, veramente ‘Klösterreich’: regno di monasteri e ricca di monasteri. (…) E chiedo a voi, cari fedeli, considerate le vostre abbazie e i vostri monasteri quello che sono e sempre vogliono essere: non soltanto luoghi di cultura e di tradizione o addirittura semplici aziende economiche. Struttura, organizzazione ed economia sono necessarie anche nella Chiesa, ma non sono la cosa essenziale. Un monastero è soprattutto questo: un luogo di forza spirituale”.

  “La mia visita” – ha proseguito il Papa – “è rivolta all’Accademia ormai Pontificia che si trova nel 205° anniversario della sua fondazione e che, nel suo stato nuovo, dall’Abate ha ricevuto il nome aggiuntivo dell’attuale successore di Pietro. Per quanto sia importante l’integrazione della disciplina teologica nella ‘universitas’ del sapere mediante le facoltà teologiche cattoliche nelle università statali, è tuttavia altrettanto importante che ci siano luoghi di studi così profilati come il vostro, dove è possibile un legame approfondito tra teologia scientifica e spiritualità vissuta. Dio, infatti, non è mai semplicemente l’Oggetto della teologia, è sempre allo stesso tempo anche il suo Soggetto vivente. La teologia cristiana, del resto, non è mai un discorso solamente umano su Dio, ma è sempre al contempo il ‘Logos’ e la logica in cui Dio si rivela”.

  “Il padre dell’Ordine cistercense, San Bernardo, a suo tempo ha lottato contro il distacco di una razionalità oggettivante dalla corrente della spiritualità ecclesiale. La nostra situazione oggi, pur diversa, ha però anche notevoli somiglianze. Nell’ansia di ottenere il riconoscimento di rigorosa scientificità nel senso moderno, la teologia può perdere il respiro della fede. Ma come una liturgia che dimentica lo sguardo a Dio è, come tale, al lumicino, così anche una teologia che non respira più nello spazio della fede, cessa di essere teologia; finisce per ridursi ad una serie di discipline più o meno collegate tra di loro”.

  “Perché oggi una chiamata al sacerdozio o allo stato religioso possa essere sostenuta fedelmente lungo tutta la vita, occorre una formazione che integri fede e ragione, cuore e mente, vita e pensiero. Una vita al seguito di Cristo ha bisogno dell’integrazione dell’intera personalità. Dove si trascura la dimensione intellettuale, nasce troppo facilmente una forma di pia infatuazione che vive quasi esclusivamente di emozioni e di stati d’animo che non possono essere sostenuti per tutta la vita. E dove si trascura la dimensione spirituale, si crea un razionalismo rarefatto che sulla base della sua freddezza e del suo distacco non può mai sfociare in una donazione entusiasta di sé a Dio”.

  Dopo la visita al museo dell’Abbazia di Heilingenkreutz, il Santo Padre Benedetto è rientrato a Vienna per l’incontro con il mondo del volontariato nel Wiener Konzerthaus.
PV-AUSTRIA/RELIGIOSI/HEILINGENKREUZ                 VIS 20070910 (1030)

SALVAGUARDIA DIRITTI LAVORATORI EMIGRATI E DEI FAMILIARI

luglio 11, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 11 LUG. 2007 (VIS). Nel tardo pomeriggio di ieri è stato reso pubblico il testo dell’intervento dell’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, al Forum Globale su Migrazione e Sviluppo, in corso a Bruxelles (Belgio), dal 9 all’11 luglio.

  “I migranti” – ha ricordato l’Arcivescovo Marchetto – “contribuiscono al benessere del Paese che li accoglie, ed anche in considerazione di ciò, che la loro dignità umana deve essere rispettata e le loro libertà umane garantite: il diritto ad una vita degna, ad un trattamento lavorativo corretto, all’accesso all’educazione, alla salute ed agli altri servizi sociali, il diritto di accrescere le proprie competenze e a svilupparsi dal punto di vista umano, il diritto di manifestare liberamente la propria cultura e praticare la propria religione”.

  “Ma i diritti e i doveri” – ha proseguito il Segretario del Pontificio Consiglio – “vanno di pari passo. I migranti hanno dunque al tempo stesso il dovere di rispettare l’identità e le leggi del Paese dove risiedono, di sforzarsi di integrarsi correttamente (e non di essere assimilati) nella società che li accoglie e di apprenderne la lingua. Essi devono favorire la stima e il rispetto per il Paese che li accoglie, al punto da amarlo e difenderlo”.

  Il Capo della Delegazione della Santa Sede a Bruxelles ha ricordato anche gli emigranti che si trovano in situazioni irregolari, i quali, “indipendentemente dalla loro situazione giuridica, hanno il diritto al rispetto della loro dignità umana inalienabile. I loro diritti devono dunque essere salvaguardati e non ignorati o violati. Infatti per i migranti una situazione irregolare non significa per forza criminalità. La soluzione è: una migliore cooperazione internazionale che scoraggi l’irregolarità, accompagnata da un aumento dei canali legali per la migrazione”.

  L’Arcivescovo Marchetto ha concluso il suo intervento rinnovando l’appello del Papa – nel Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2007 – ai Governi che ancora non l’hanno fatto, a ratificare la Convenzione Internazionale per la Protezione dei Diritti di tutti i Lavoratori Migranti ed i Membri delle loro Famiglie”.
CON-SM/MIGRAZIONE:SVILUPPO/MARCHETTO               VIS 20070711 (360)

UNIVERSITÀ EUROPEE: FEDE E RAGIONE E RICERCA VERITÀ

giugno 25, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 23 GIU. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Vaticano i partecipanti all’Incontro dei Rettori e Docenti delle Università Europee organizzato in occasione del 50° anniversario dei Trattati di Roma.

  “Il tema del vostro incontro, ‘Un nuovo umanesimo per l’Europa’” – ha detto il Papa – “invita ad una disciplinata valutazione della cultura contemporanea nel Continente. Attualmente l’Europa sperimenta una certa instabilità sociale ed una diffidenza di fronte ai valori tradizionali, tuttavia la sua illustre storia e le sue eminenti istituzioni accademiche possono grandemente contribuire a forgiare un futuro di speranza”.

  “La promozione di un nuovo umanesimo, infatti” – ha proseguito il Pontefice – “richiede una chiara comprensione di ciò che tale ‘novità’ effettivamente comporta. (…) L’Europa oggi sperimenta un poderoso mutamento culturale, nel quale gli uomini e le donne sono sempre più consapevoli della loro missione, quella di impegnarsi attivamente nella formazione della propria storia. Storicamente è in Europa che l’umanesimo si è sviluppato, grazie alla proficua interazione fra le diverse culture dei suoi popoli e la fede cristiana”.

  “L’attuale mutamento culturale” – ha precisato Benedetto XVI – “è sovente considerato come una ‘sfida’ alla cultura dell’università e al cristianesimo, piuttosto che come un ‘orizzonte’ nei confronti del quale si possono e si devono trovare soluzioni creative”.

  Per individuare tali soluzioni, ha spiegato il Papa, è necessario che i responsabili dell’educazione superiore affrontino alcune questioni, fra le quali “la necessità di uno studio globale della crisi della modernità” e dei “problemi sorti da un ‘umanesimo’ che pretende di costruire un ‘Regnum hominis’ avulso dalle sue necessarie fondamenta ontologiche. (…) L’antropocentrismo che caratterizza la modernità non può mai essere separato dal riconoscimento della piena verità sull’essere umano che include la sua vocazione alla trascendenza”.

  “Una seconda questione comporta l’ampliamento del nostro concetto di razionalità. Una corretta comprensione delle sfide poste dalla cultura contemporanea e la formulazione di risposte significative, devono assumere un approccio critico verso i limitati ed in definitiva irrazionali tentativi di limitare la portata della ragione. Il concetto di ragione deve essere ‘ampliato’ per esplorare ed abbracciare quegli aspetti della realtà che vanno al di là del meramente empirico. (…) L’ascesa delle università europee è stata promossa dalla convinzione che la fede e la ragione, unite, cooperano alla ricerca della verità, nel rispetto della natura e della legittima autonomia l’una dell’altra, tuttavia operando insieme armoniosamente e con creatività per servire la realizzazione della persona umana nella verità e nell’amore”.

  “Una terza questione che occorre esaminare riguarda la natura del contributo che il Cristianesimo può offrire all’umanesimo del futuro. La questione dell’uomo, e così della modernità, sfida la Chiesa a concepire modi efficaci di annunciare alla cultura contemporanea il ‘realismo’ della sua fede nell’opera salvifica di Cristo. Non si deve relegare il Cristianesimo nel mondo del mito e dell’emozione, ma si deve rispettare per il suo intento di far luce sulla verità dell’essere umano”.

  “Auspico” – ha concluso il Pontefice – “che le università divengano sempre più comunità impegnate nell’instancabile ricerca della verità, ‘laboratori di cultura’ dove i professori e gli studenti insieme analizzino i problemi di particolare importanza per la società, impiegando metodi interdisciplinari ed avvalendosi della collaborazione dei teologi. Ciò si può fare facilmente in Europa, data la presenza di tante prestigiose istituzioni cattoliche e facoltà di teologia. Sono convinto che una  maggiore collaborazione e nuove forme di associazione fra le varie comunità accademiche, consentiranno alla università cattoliche di testimoniare la proficuità storica dell’incontro fra fede e ragione”.
AC/UNIVERSITÀ EUROPEE/…                                   VIS 20070625 (560)

EDUCARE ALLA FEDE, ALLA SEQUELA E ALLA TESTIMONIANZA

giugno 12, 2007
CITTA’ DEL VATICANO, 12 GIU. 2007 (VIS). Nel tardo pomeriggio di ieri, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale di Roma, il Santo Padre Benedetto XVI ha inaugurato il Convegno della Diocesi di Roma, in corso dall’11 al 14 giugno, sul tema: “Gesù è il Signore. Educare alla fede, alla sequela, alla testimonianza”.

  “È importante soffermarci anzitutto sull’affermazione iniziale, che dà il tono e il senso del nostro Convegno: ‘Gesù è il Signore'” – ha detto il Santo Padre – in Gesù “incontriamo infatti il vero volto di Dio, ciò di cui abbiamo realmente bisogno per vivere”.

  “Educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza vuol dire aiutare i nostri fratelli, o meglio aiutarci scambievolmente, ad entrare in un rapporto vivo con Cristo e con il Padre”.

  Rilevando che “l’esperienza quotidiana ci dice (…) che educare alla fede non è un’impresa facile”, il Santo Padre ha affermato che: “Si parla perciò di una grande ‘emergenza educativa’, della crescente difficoltà che s’incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento, difficoltà che coinvolge sia la scuola sia la famiglia e si può dire ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi”.

  “Possiamo aggiungere che si tratta di un’emergenza inevitabile: in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo, viene a mancare la luce della verità e si finisce per dubitare della bontà della vita e della validità dei rapporti e degli impegni che la costituiscono”.

  Benedetto XVI ha proseguito affermando che: “L’educazione tende a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere. Così sia i genitori sia gli insegnanti sono facilmente tentati di abdicare ai propri compiti educativi e di non comprendere nemmeno più quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata”.

  “In un simile contesto” – ha proseguito il Pontefice – “l’impegno della Chiesa per educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza del Signore Gesù assume più che mai anche il valore di un contributo per far uscire la società in cui viviamo dalla crisi educativa che la affligge, mettendo un argine alla sfiducia e a quello strano ‘odio di sé’ che sembra diventato una caratteristica della nostra civiltà”.

  “Per l’educazione e formazione cristiana, dunque, è decisiva anzitutto la preghiera e la nostra amicizia personale con Gesù: solo chi conosce e ama Gesù Cristo può introdurre i fratelli in un rapporto vitale con Lui. Non dimentichiamoci mai della parola di Gesù. (…) Voi non avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga’. Perciò le nostre comunità potranno lavorare con frutto ed educare alla fede e alla sequela di Cristo essendo esse stesse autentiche ‘scuole’ di preghiera”.

  “L’educazione inoltre, e specialmente l’educazione cristiana, (…) ha bisogno di quelle vicinanza che è propria dell’amore. Soprattutto oggi, (…), diventa decisivo l’accompagnamento personale, che dà a chi cresce la certezza di essere amato, compreso ed accolto. (…) Così i ragazzi e i giovani possono essere aiutati a liberarsi da pregiudizi diffusi e possono rendersi conto che il modo di vivere cristiano è realizzabile e ragionevole, anzi, di gran lunga il più ragionevole”.

  “È del tutto evidente, però, che nell’educazione e nella formazione alla fede una missione propria e fondamentale ed una responsabilità primaria competono alla famiglia. (…) Tra la famiglia cristiana, piccola ‘Chiesa domestica’, e la più grande famiglia della Chiesa deve svilupparsi la collaborazione più stretta, anzitutto riguardo all’educazione dei figli”.

  “Si apre pertanto uno spazio di impegno e di servizio per le nostre parrocchie, oratori, comunità giovanili, e anzitutto per le stesse famiglie cristiane, chiamate a farsi prossimo di altre famiglie per sostenerle ed assisterle nell’educazione dei figli, aiutandole così a ritrovare il senso e lo scopo della vita di coppia”.

  Riferendosi agli adolescenti, il Papa ha rilevato che aumenta “in loro il desiderio di autonomia personale, che diventa facilmente, soprattutto nell’adolescenza, presa di distanza critica dalla propria famiglia” ed ha affermato: “Quando avvertono di essere rispettati e presi sul serio nella loro libertà, gli adolescenti e i giovani, pur con la loro incostanza e fragilità, non sono affatto indisponibili a lasciarsi interpellare da proposte esigenti: anzi, si sentono attratti e spesso affascinati da esse”.

  “Il nostro Convegno” – ha precisato il Santo Padre – “parla molto giustamente di educazione non solo alla fede e alla sequela, ma anche alla testimonianza di Gesù Signore. La testimonianza attiva da rendere a Cristo non riguarda dunque soltanto i sacerdoti, le religiose, i laici che hanno nelle nostre comunità compiti di formatori, ma gli stessi ragazzi e giovani e tutti coloro che vengono educati alla fede”.

  “Fin dall’inizio della formazione dei fanciulli” – ha ribadito Papa Benedetto XVI – “per arrivare, con un cammino progressivo, alla formazione permanente dei cristiani adulti, bisogna quindi che mettano radici nell’animo dei credenti la volontà e la convinzione di essere partecipi della vocazione missionaria della Chiesa, in tutte le situazioni e diffonderla e trasmetterla, e così rafforzarla anche nel nostro cuore. Passa di qui, in larga misura, quella nuova evangelizzazione a cui il nostro amato Papa Giovanni Paolo II ci ha chiamati”.

  “Nell’educazione alla fede” – ha sottolineato il Pontefice – “un compito molto importante è affidato alla scuola cattolica”, che “adempie alla propria missione basandosi su un progetto educativo che pone al centro il Vangelo e lo tiene come decisivo punto di riferimento per la formazione della persona e per tutta la proposta culturale. In convinta sinergia con le famiglie e con la comunità ecclesiale, la scuola cattolica cerca dunque di promuovere quell’unità tra la fede, la cultura e la vita che è obiettivo fondamentale dell’educazione cristiana”.

  “Anche le scuole statali, (…), possono essere sostenute nel loro compito educativo dalla presenza di insegnanti credenti – in primo luogo, ma non esclusivamente, i docenti di religione cattolica – (…) oltre che dalla collaborazione di tante famiglie e della stessa comunità cristiana. La sana laicità della scuola, come delle altre istituzioni dello Stato, non implica infatti una chiusura alla Trascendenza e una falsa neutralità rispetto a quei valori morali che sono alla base di un’autentica formazione della persona”.

  “Oggi più che nel passato l’educazione e la formazione della persona sono influenzate da quei messaggi e dal quel clima diffuso che vengono veicolati dai grandi mezzi di comunicazione e che si ispirano ad una mentalità e cultura caratterizzate dal relativismo, dal consumismo e da una falsa e distruttiva esaltazione, o meglio profanazione, del corpo e della sessualità. Perciò, proprio per quel grande ‘sì che come credenti in Cristo diciamo all’uomo amato da Dio, non possiamo certo disinteressarci dell’orientamento complessivo della società a cui apparteniamo, delle tendenze che la animano e degli influssi positivi o negativi che essa esercita sulla formazione delle nuove generazioni”.

  Il Santo Padre ha concluso il suo discorso richiamando l’attenzione sulla vocazione sacerdotale e ricordando che negli ultimi decenni la Diocesi di Roma “è stata allietata dal dono di molte ordinazioni sacerdotali (…); ma” – ha rilevato – “i segnali più recenti sembrano meno favorevoli e stimolano tutta la nostra comunità diocesana a rinnovare al Signore, con umiltà e fiducia, la richiesta di operai per la sua messe”.

  “In maniera sempre delicata e rispettosa, ma anche chiara e coraggiosa” – ha detto infine Papa Benedetto XVI – “dobbiamo rivolgere un peculiare invito alla sequela di Gesù a quei giovani e a quelle giovani che appaiono più attratti e affascinati dall’amicizia con Lui”.
AC/CONVEGNO FAMIGLIA:EDUCAZIONE/…                 VIS 20070612 (1280)