TESTIMONIARE AMORE DI DIO CHE SI OPPONE DISPERAZIONE

CITTA’ DEL VATICANO, 8 SET. 2007 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, dpo essersi congedato dalla Comunità Benedettina del Santuario di Mariazell, Papa Benedetto  XVI si è recato alla Basilica del Santuario di Mariazell per la celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Natività della Beata Vergine Maria con i sacerdoti, i religiosi, i diaconi e i seminaristi, ed ha pronunciato l’omelia.

  “Il Signore chiama i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici ad entrare nel mondo, nella sua realtà complessa, per cooperare lì all’edificazione del Regno di Dio” – ha detto il Santo Padre – “Il Signore vi invita al pellegrinaggio della Chiesa ‘nel suo cammino attraverso i tempi’. Vi invita a farvi pellegrini con Lui e a partecipare alla sua vita che ancora oggi è Via Crucis e via del Risorto attraverso la Galilea della nostra esistenza”.

  “La partecipazione al suo cammino comporta dunque ambedue le cose: la dimensione della Croce – con insuccessi, sofferenze, incomprensioni, anzi addirittura disprezzo e persecuzione -, ma anche l’esperienza di una profonda gioia nel suo servizio e l’esperienza della profonda consolazione derivante dall’incontro con Lui”.

  “Il centro della missione di Gesù Cristo e di tutti i cristiani è l’annuncio del Regno di Dio. Questo annuncio nel nome di Cristo significa (…) l’impegno di essere presenti nel mondo come suoi testimoni: voi rendete testimonianza di un ‘senso’ che è radicato nell’amore creativo di Dio e si oppone a ogni insensatezza e ad ogni disperazione. (…) Rendete testimonianza di quell’Amore che si è donato per gli uomini e così ha vinto la morte. (…) State dalla parte di coloro che non hanno mai sperimentato l’amore, che non riescono più a credere nella vita. Vi opponete così ai molteplici tipi di ingiustizia nascosta o aperta, come anche al disprezzo degli uomini che sta espandendosi”.

  “Seguire Cristo significa crescere nella condivisione dei sentimenti e nell’assimilazione dello stile di vita di Gesù” – ha ribadito Benedetto XVI ricordando le caratteristiche che per la Chiesa risaltano “nell’atteggiamento di Gesù: povertà, castità e obbedienza. Egli, il Povero, ha chiamato ‘beati’ i poveri”.

  “Gesù Cristo, che era ricco di tutta la ricchezza di Dio, si è fatto povero per noi (…) Egli, il Povero, ha chiamato ‘beati’ i poveri”, ma “la semplice povertà materiale come tale da sola non garantisce ancora la vicinanza a Dio, anche se Dio a questi poveri è vicino in modo particolare. (…) Chi vuol seguire Cristo in modo radicale, deve decisamente rinunciare ai beni materiali. Deve però, vivere questa povertà, partire da Cristo, come un diventare interiormente libero per Dio e per il prossimo. Per tutti i cristiani, ma specialmente per i sacerdoti, i religiosi o le religiose, per i singoli come pure per le comunità, la questione della povertà e dei poveri deve essere sempre di nuovo oggetto di un severo esame di coscienza”.

  “Per comprendere bene che cosa significhi castità” – ha proseguito il Pontefice – “, dobbiamo partire dal suo contenuto positivo”, e, ha spiegato il Papa la missione di Cristo “lo conduceva ad una dedizione pura ed indivisa agli uomini. Nelle testimonianze delle Sacre Scritture non vi è alcun momento della sua esistenza in cui si possa scorgere, nel suo comportamento verso gli uomini, una qualche traccia di interesse personale o di egoismo. (…) Con il voto di castità nel celibato non ci consacriamo all’individualismo o ad una vita isolata, ma promettiamo solennemente di porre totalmente e senza riserve al servizio del Regno di Dio – e così a servizio degli uomini – gli intensi rapporti di cui siamo capaci e che riceviamo come un dono”.

  Infine, riferendosi all’obbedienza, il Papa ha affermato che Gesù, dagli anni nascosti a Nazaret fino al momento della morte in croce, visse sempre “nell’ascolto del Padre, nell’obbedienza verso il Padre” e che “I cristiani hanno sempre sperimentato che, abbandonandosi alla volontà del Padre, non si perdono, ma trovano in questo modo la via verso una profonda identità e libertà interiore”. Perciò “Ascoltare Dio ed obbedirgli non ha niente a che fare con costrizione dall’esterno e perdita di se stessi. Solo entrando nella volontà di Dio raggiungiamo la nostra vera identità”.

  “Gesù è presente a noi in modo concreto solo nel suo corpo, la Chiesa. Per questo l’obbedienza alla volontà di Dio, l’obbedienza a Gesù Cristo, nella prassi deve essere molto concretamente un’umile obbedienza alla Chiesa”.

  La cerimonia si è conclusa con una processione alla Cappella che custodisce l’immagine della Vergine di Mariazell. Al termine il Santo Padre si è diretto in autovettura all’eliporto di Mariazell per rientrare alla Nunziatura Apostolica di Vienna.
PV-AUSTRIA/VESPRI/MARIAZELL                       VIS 20070910 (770)

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