RICONOSCERE COME PIETRO: TU SEI IL CRISTO, FIGLIO DIO VIVENTE

CITTA’ DEL VATICANO, 29 GIU. 2007 (VIS). Questa mattina, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto nella Basilica Vaticana la Concelebrazione dell’Eucaristia con 46 Arcivescovi Metropoliti ai quali, nel corso del Sacro Rito, ha imposto i Palli presi dalla Confessione di San Pietro. Ad altri 5 Presuli il Pallio verrà consegnato nelle loro Sedi Metropolitane.

  Come di consueto in occasione della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Patroni della città di Roma, era presente alla Santa Messa una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, composta, quest’anno, da Sua Eminenza Emmanuel (Adamakis), Arcivescovo greco ortodosso di Francia, Direttore dell’Ufficio della Chiesa ortodossa presso l’Unione Europea; da Sua Eminenza Gennadios (Limouris), Metropolita di Sassima, Segretario della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, e dal Diacono Andreas (Sofianopoulos), Terzo Diacono della Sede Patriarcale di Fanar.

  “Secondo tutti gli Evangelisti” – ha detto il Papa nell’omelia – “la confessione di Simone avviene in un momento decisivo della vita di Gesù, quando, (…) Egli si dirige risolutamente verso Gerusalemme per portare a compimento, con la morte in croce e la risurrezione, la sua missione salvifica”.

  “Con la duplice domanda: ‘Che cosa dice la gente – Che cosa dite voi di me?'” – ha commentato Benedetto XVI – “Gesù invita i discepoli a prendere coscienza di questa diversa prospettiva. La gente pensa che Gesù sia un profeta. Questo non è falso, ma non basta; è inadeguato. Si tratta, in effetti, di andare in profondità, di riconoscere la singolarità della persona di Gesù di Nazaret, la sua novità”.

  “Anche oggi è così” – ha detto ancora il Pontefice – “molti accostano Gesù, per così dire, dall’esterno. Grandi studiosi ne riconoscono la statura spirituale e morale e l’influsso sulla storia dell’umanità, paragonandolo a Buddha, Confucio, Socrate e ad altri sapienti e grandi personaggi della storia. Non giungono però a riconoscerlo nella sua unicità”.

  “Spesso Gesù è considerato anche come uno dei grandi fondatori di religioni, da cui ognuno può prendere qualcosa per formarsi una propria convinzione. Come allora, dunque, anche oggi la ‘gente’ ha opinioni diverse su Gesù. E come allora, anche a noi, discepoli di oggi, Gesù ripete la sua domanda: ‘E voi, chi dite che io sia?’. Vogliamo fare nostra la risposta di Pietro. “Tu sei ‘il Cristo’, ‘il Figlio del Dio vivente'”.

  “Anche oggi, come ai tempi di Gesù, non basta possedere la giusta confessione di fede: è necessario sempre di nuovo imparare dal Signore il modo proprio in cui egli è il Salvatore e la via sulla quale dobbiamo seguirlo. Dobbiamo infatti riconoscere che, anche per il credente, la Croce è sempre dura da accettare. L’istinto spinge ad evitarla, e il tentatore induce a pensare che sia più saggio preoccuparsi di salvare se stessi piuttosto che perdere la propria vita per fedeltà all’amore”.

  “Che cosa era difficile da accettare per la gente a cui Gesù parlava? Che cosa continua ad esserlo anche per molta gente di oggi?” si è domandato il Pontefice – “Difficile da accettare è il fatto che Egli pretenda di essere non solo uno dei profeti, ma il Figlio di Dio, e rivendichi per sé la stessa autorità di Dio”.

  “Nel nome dei Santi Pietro e Paolo” – ha concluso il Pontefice – “rinnoviamo oggi, insieme con i nostri Fratelli venuti da Costantinopoli – che ancora ringrazio per la presenza a questa nostra celebrazione – l’impegno ad accogliere fino in fondo il desiderio di Cristo, che ci vuole pienamente uniti”.
 
  Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Papa si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

  Nel salutare la Delegazione inviata dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, il Santo Padre ha detto: “I nostri incontri, le visite reciproche, i dialoghi in corso non sono dunque dei semplici gesti di cortesia, o tentativi per giungere a compromessi, ma il segno di una comune volontà di fare il possibile perché quanto prima possiamo giungere a quella piena comunione implorata da Cristo nella sua preghiera al Padre dopo l’Ultima Cena: ‘ut unum sint’. Tra queste iniziative si colloca anche l”Anno Paolino'” – ha ricordato il Pontefice – un anno giubilare che avrà inizio il 28 giugno del 2008 e si concluderà il 29 giugno del 2009, in coincidenza con il bimillenario della nascita di San Paolo.

  A conclusione dell’Angelus il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato che accogliendo l’invito del Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli (Italia), domenica 21 ottobre prossimo si recherà in visita pastorale in questa città.
HML/…/SANTI PIETRO:PAOLO                           VIS 20070702 (780)

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