ANGELUS: LIBERTÀ E SEQUELA DI CRISTO

CITTA’ DEL VATICANO, 1 LUG. 2007 (VIS). Il Papa ha dedicato le meditazioni che precedono la recita dell’Angelus domenicale al tema della libertà ed alla sequela di Cristo.

Davanti alle migliaia di pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha commentato il Vangelo di Luca nel quale si narra come Gesù “si diresse decisamente verso Gerusalemme” dove “lo attende la morte di croce”. “Nell’espressione ‘decisamente'” – ha affermato il Papa – “possiamo intravedere la libertà di Cristo” che “in obbedienza alla volontà del Padre offre se stesso per amore”.

“È in questa sua obbedienza al Padre che Gesù realizza la propria libertà come consapevole scelta motivata dall’amore”. Cristo “non ha vissuto la sua libertà come arbitrio o come dominio. L’ha vissuta come servizio. In questo modo ha ‘riempito’ di contenuto la libertà, che altrimenti rimarrebbe ‘vuota’ possibilità di fare o di non fare qualcosa. Come la vita stessa dell’uomo, la libertà trae senso dall’amore”.

“La libertà cristiana è” – ha sottolineato il Pontefice – “tutt’altro che arbitrarietà; è sequela di Cristo nel dono di sé sino al sacrificio della Croce. Può sembrare un paradosso, ma il culmine della sua libertà il Signore l’ha vissuto sulla croce, come vertice dell’amore. Quando sul Calvario gli gridavano: ‘Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce!’, egli dimostrò la sua libertà di Figlio proprio rimanendo su quel patibolo per compiere fino in fondo la volontà misericordiosa del Padre”.

“Questa esperienza l’hanno condivisa tanti altri testimoni della verità” – ha proseguito il Pontefice – “uomini e donne che hanno dimostrato di rimanere liberi anche in una cella di prigione e sotto le minacce della tortura. ‘La verità vi farà liberi’. Chi appartiene alla verità, non sarà mai schiavo di nessun potere, ma saprà sempre liberamente farsi servo dei fratelli”.

Al termine della recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha ricordato che: “Dalla Colombia giunge la triste notizia del barbaro assassinio di undici Deputati regionali del Dipartimento del ‘Valle del Cauca’, che per più di cinque anni sono rimasti nelle mani delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia. Mentre elevo preghiere in loro suffragio, mi unisco al profondo dolore dei familiari e dell’amata Nazione colombiana, ancora una volta funestata dall’odio fratricida. Rinnovo il mio accorato appello affinché cessi immediatamente ogni sequestro e vengano restituiti all’affetto dei loro cari quanti sono tuttora vittime di tali inammissibili forme di violenza”.
ANG/LIBERTÀ:SEQUESTRI/… VIS 20070702 (400)

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