ATANASIO APPASSIONATO TEOLOGO INCARNAZIONE DEL LOGOS

CITTA’ DEL VATICANO, 20 GIU. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale odierna, a Sant’Atanasio di Alessandria,  nato verso l’anno 300 e morto nel 373, celebrato come “la colonna della Chiesa” e “modello di ortodossia, tanto in Oriente quanto in Occidente”. L’Udienza, alla quale hanno assistito 11.000 pellegrini, si è tenuta nell’Aula Paolo VI. Il Papa ha ugualmente salutato, nella Basilica Vaticana, i pellegrini che non avevano potuto prender posto nell’Aula Paolo VI.

  Sant’Atanasio, la cui statua Gian Lorenzo Bernini collocò tra quelle dei quattro santi Dottori della Chiesa orientale e occidentale – insieme ad Ambrogio, Giovanni Crisostomo e Agostino – che nell’abside della Basilica vaticana circondano la Cattedra di San Pietro – “è l’appassionato teologo dell’incarnazione del ‘Logos’, il Verbo di Dio” – ha detto Benedetto XVI – ed “il più importante e tenace avversario dell’eresia ariana, che allora minacciava la fede in Cristo, ridotto ad una creatura ‘media’ tra Dio e l’uomo, secondo una tendenza ricorrente nella storia e che vediamo in atto in diversi modi anche oggi”.

  Il teologo Atanasio prese parte al Concilio di Nicea (325) dove i Vescovi fissarono il “‘Simbolo di fede’ che, (…) è rimasto nella tradizione delle diverse confessioni cristiane e nella liturgia come il ‘Credo niceno-costantinopolitano. In questo testo fondamentale (…) figura il termine (…) ‘consubstantialis'” che “vuole indicare che il Figlio è ‘della stessa sostanza’ del Padre, è Dio da Dio, è la sua sostanza, e così viene messa in luce la piena divinità del Figlio, che era negata dagli ariani. (…) L’idea fondamentale di tutta la lotta teologica di Sant’Atanasio era proprio quella che Dio è accessibile. Non è un Dio secondario, è il Dio vero, e tramite la nostra comunione con Cristo noi possiamo unirci realmente a Dio”.

  “La crisi ariana, che si credeva risolta a Nicea, continuò così per decenni, con vicende difficili e divisioni dolorose nella Chiesa. E per ben cinque volte – durante un trentennio, tra il 336 e il 366 – Atanasio fu costretto ad abbandonare la sua città, passando diciassette anni in esilio e soffrendo per la fede. Ma durante le sue forzate assenze da Alessandria, (…) ebbe modo di sostenere e diffondere in Occidente, prima a Treviri e poi a Roma, la fede nicena e anche gli ideali del monachesimo”.

  “L’opera dottrinale più famosa del santo Vescovo alessandrino è il tratto ‘Sull’incarnazione del Verbo’, il ‘Logos’ divino che si è fatto carne divenendo come noi per la nostra salvezza. Dice in quest’opera Atanasio, con un’affermazione divenuta giustamente celebre, che il Verbo di Dio ‘si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio; egli si è reso visibile nel corpo perché noi avessimo un’idea del Padre invisibile, ed egli stesso ha sopportato la violenza degli uomini perché noi ereditassimo l’incorruttibilità”.

  “Atanasio è, infine” – ha detto ancora il Santo Padre – “anche autore di testi meditativi sui Salmi, poi molto diffusi, e soprattutto di un’opera che costituisce il ‘best seller’ dell’antica letteratura cristiana: la ‘Vita di Antonio’, cioè la biografia di Sant’Antonio Abate”, opera che “contribuì molto alla diffusione del monachesimo, in Oriente e in Occidente”.

  La vita di Atanasio, “come quella di Antonio” – ha concluso il Pontefice – “ci mostra che ‘chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino'”.
AG/ATANASIO/…                                   VIS 20070620 (470)

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