TERTULLIANO: MESSAGGIO VANGELO IN DIALOGO CULTURA TEMPO

CITTA’ DEL VATICANO, 30 MAG. 2007 (VIS). Nel corso dell’Udienza Generale di questa mattina,  il Santo Padre Benedetto XVI, riprendendo il ciclo di catechesi sulle grandi personalità della Chiesa antica, si è soffermato sulla figura di Tertulliano, nato a Cartagine nel 150 circa, primo autore cristiano di lingua latina. L’Udienza si è tenuta in Piazza San Pietro con la partecipazione di 32.000 persone.

  L’opera di Tertulliano, ha detto il Papa “ha dato frutti decisivi, che sarebbe imperdonabile sottovalutare. Il suo influsso si sviluppa su diversi piani: da quelli del linguaggio e del recupero della cultura classica, a quelli dell’individuazione di una comune ‘anima cristiana’ nel mondo e della formulazione di nuove proposte di convivenza umana”.

  Tertulliano “Si convertì (…) al cristianesimo, attratto – come pare – dall’esempio dei martiri cristiani. Cominciò a pubblicare i suoi scritti più famosi nel 197. Ma una ricerca troppo individuale della verità insieme con le intemperanze del carattere lo condussero gradualmente a lasciare la comunione con la Chiesa e ad aderire alla setta del montanismo”.

  Nei suoi scritti di carattere apologetico, ha ricordato il Pontefice, Tertulliano ha due intenti principali: “quello di confutare le gravissime accuse che i pagani rivolgevano contro la nuova religione, e quello – più propositivo e missionario – di comunicare il messaggio del Vangelo in dialogo con la cultura del tempo”.

  “Tertulliano, inoltre” – ha proseguito il Pontefice – “compie un passo enorme nello sviluppo del dogma trinitario, ci ha dato in latino il linguaggio adeguato per esprimere questo grande mistero, introducendo i termini ‘una sostanza’ e ‘tre Persone'”.

  “L’Africano tratta anche dello Spirito Santo, dimostrandone il carattere personale e divino (…). Ancora nelle opere dell’Africano si leggono numerosi testi sulla Chiesa (che Tertulliano riconosce sempre come ‘madre’. (…). I suoi scritti sono importanti anche per cogliere tendenze vive nelle comunità cristiane riguardo a Maria santissima, ai sacramenti dell’Eucaristia, del Matrimonio e della Riconciliazione, al primato petrino, alla preghiera…”.

  “In modo speciale, (…), l’Apologista” – ha detto ancora il Santo Padre – esorta i cristiani alla speranza, “che – stando ai suoi scritti – non è semplicemente una virtù a sé stante, ma una modalità che investe ogni aspetto dell’esistenza cristiana. (…) Così la risurrezione del Signore viene presentata come il fondamento della nostra futura risurrezione, e rappresenta l’oggetto principale della fiducia dei cristiani”

  Benedetto XVI si è poi soffermato sul “dramma di Tertulliano” spiegando che: “Con il passare degli anni egli diventò sempre più esigente nei confronti dei cristiani. Pretendeva da loro in ogni circostanza, e soprattutto nelle persecuzioni, un comportamento eroico”.

  “A me fa molto pensare questa grande personalità morale e intellettuale” – ha commentato il Papa – “quest’uomo che ha dato un così grande contributo al pensiero cristiano. Si vede che alla fine gli manca la semplicità, l’umiltà di inserirsi nella Chiesa, di accettare le sue debolezze, di essere tollerante con gli altri e con se stesso. Quando si vede solo il proprio pensiero nella sua grandezza, alla fine è proprio questa grandezza che si perde. La caratteristica essenziale di un grande teologo è l’umiltà di stare con la Chiesa, di accettare le sue e le proprie debolezze, perché solo Dio è realmente tutto santo. Noi invece abbiamo sempre bisogno del perdono”.

  “In definitiva, l’Africano” – ha detto ancora il Santo Padre – “rimane un testimone interessante dei primi tempi della Chiesa, quando i cristiani si trovarono ad essere autentici soggetti di ‘nuova cultura’ nel confronto ravvicinato tra eredità classica e messaggio evangelico. È sua la celebre affermazione secondo cui la nostra anima ‘è naturaliter cristiana’ (Apologetico 17,6), dove Tertulliano evoca la perenne continuità tra gli autentici valori umani e quelli cristiani; e anche quell’altra sua riflessione, mutuata direttamente dal Vangelo, secondo cui ‘il cristiano non può odiare nemmeno i propri nemici’ (cfr Apologetico 37), dove il risvolto morale, ineludibile, della scelta di fede, propone la ‘non violenza’ come regola di vita: e non è chi non veda la drammatica attualità di questo insegnamento, anche alla luce dell’acceso dibattito sulle religioni”.

  Al termine dell’Udienza il Papa ha rivolto parole di saluto ai pellegrini provenienti dalla Spagna, Messico e Cile, in particolare ai membri dell’Associazione dei Cavalieri e Dame di Nuestra Señora de Guadalupe, accompagnati dal Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Arcivescovo di Toledo ed ai fedeli e Vescovi delle Diocesi dell’Estremadura giunti a Roma per la celebrazione del primo centenario della proclamazione di Nuestra Señora de Guadalupe Patrona dell’Estremadura.

  “Che l’immagine della Vergine Santissima che oggi recate a Roma” – ha detto Benedetto XVI – “continui ad accompagnare le celebrazioni giubilari e benedica tutta questa regione spagnola che tanta parte ha avuto nell’opera di evangelizzazione dell’America!”.
AG/…/TERTULLIANO                               VIS 20070530 (160)

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