IRENEO: TRADIZIONE APOSTOLICA PUBBLICA, UNICA, PNEUMATICA

CITTA’ DEL VATICANO, 28 MAR. 2007 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale odierna alla figura di Sant’Ireneo, Vescovo di Lione, il “primo grande teologo della Chiesa”, nato a Smirne nel II secolo. L’Udienza si è tenuta in Piazza San Pietro con la partecipazione di 20.000 persone.

  Ireneo fu discepolo del Vescovo Policarpo, discepolo a sua volta dell’Apostolo Giovanni. Trasferitosi dall’Asia Minore in Gallia, fu uno dei sacerdoti della giovane comunità cristiana di Lione. Nel 177, annoverato nel collegio dei presbiteri, fu mandato a Roma e tale missione romana lo sottrasse alla persecuzione di Marco Aurelio nella quale caddero almeno quarantotto martiri, fra i quali il suo predecessore, il Vescovo di Lione Potin.

  “Ireneo è innanzitutto” – ha detto il Santo Padre – “un uomo di fede e un Pastore. (…) Come scrittore, persegue un duplice scopo: difendere la dottrina dagli assalti degli eretici, ed esporre con chiarezza le verità della fede. (…) In definitiva Ireneo è il campione della lotta contro le eresie. La Chiesa del II secolo era minacciata dalla cosiddetta ‘gnosi’, una dottrina la quale affermava che la fede insegnata nella Chiesa sarebbe solo un simbolismo per i semplici (…); invece gli iniziati, gli intellettuali – gnostici, si chiamavano – avrebbero capito quanto sta dietro questi simboli, e così avrebbero formato un cristianesimo elitario, intellettualista”.
 
 “Un elemento comune di queste diverse correnti era  il dualismo, cioè si negava la fede nell’unico Dio Padre di tutti, Creatore e Salvatore dell’uomo e del mondo. Per spiegare il male nel mondo, essi affermavano l’esistenza, accanto al Dio buono, di un principio negativo. Questo principio negativo avrebbe prodotto le cose materiali, la materia”.

  “Radicandosi saldamente nella dottrina biblica della creazione” – ha proseguito il Pontefice – “Ireneo confuta il dualismo e il pessimismo gnostico che svalutavano le realtà corporee. Egli rivendicava decisamente l’originaria santità della materia, del corpo, della carne, non meno che dello spirito. Ma la sua opera va ben oltre la confutazione dell’eresia: si può dire infatti che egli si presenta come il primo grande teologo della Chiesa. (…) al centro della sua dottrina sta la questione della ‘regola della fede’ e della sua trasmissione. Per Ireneo la ‘regola della fede’ coincide in pratica con il Credo degli Apostoli”.

  “E così il vero insegnamento non è quello inventato dagli intellettuali al di là della fede semplice della Chiesa. Il vero Evangelo è quello impartito dai Vescovi che lo hanno ricevuto in una catena ininterrotta degli Apostoli. Questi non hanno insegnato altro proprio questa fede semplice, che anche la vera profondità della rivelazione di Dio. Così – ci dice Ireneo – non c’è una dottrina segreta dietro il comune Credo della Chiesa. Non esiste un cristianesimo superiore per intellettuali”.

  “Aderendo a questa fede trasmessa pubblicamente dagli Apostoli ai loro successori, i cristiani devono osservare quanto i Vescovi, devono considerare specialmente l’insegnamento della Chiesa di Roma, preminente e antichissima. Questa Chiesa, a causa della sua antichità, ha la maggiore apostolicità, infatti trae origine dalle colonne del Collegio apostolico, Pietro e Paolo”.

   “La Tradizione apostolica è ‘pubblica’, non privata o segreta. Per Ireneo non c’è alcun dubbio che il contenuto della fede trasmessa dalla Chiesa è quello ricevuto dagli Apostoli e da Gesù, dal Figlio di Dio. (…) La Tradizione apostolica è ‘unica’. Mentre infatti lo gnosticismo è suddiviso in molteplici sette, la Tradizione della chiesa è unica nei suoi contenuti fondamentali (…):  e così perchè è unica, crea unità attraverso i popoli, attraverso le culture diverse, attraverso i popoli diversi; è un contenuto comune come la verità, nonostante la diversità delle lingue e delle culture. (…) Infine, la Tradizione apostolica è ‘penumatica’, cioè spirituale, guidata dallo Spirito Santo: in greco spirito si dice ‘pneuma’. Non si tratta infatti di una trasmissione affidata all’abilità di uomini più o meno dotti, ma allo Spirito di Dio, che garantisce la fedeltà della trasmissione della fede. È questa la ‘vita’ della Chiesa, ciò che rende la Chiesa sempre fresca e giovane, cioè feconda di molteplici carismi”.

  Nei saluti in lingua italiana al termine dell’Udienza, il Santo Padre si è rivolto ai Vescovi delle Diocesi siciliane che in questi giorni compiono la Visita “ad Limina Apostolorum” ed ai fedeli che li accompagnavano ed ha detto: “Sostenete con il vostro esempio i sacerdoti, le persone consacrate e i fedeli laici di Sicilia, perché continuino a testimoniare Cristo e il suo Vangelo, con rinnovato slancio e fervore. Nessun timore sorprenda mai e agiti il cuore di tutti voi, cari fratelli e sorelle. Chi segue Cristo non si spaventa delle difficoltà; chi confida in Lui va avanti sicuro. Siate costruttori di pace nella legalità e nell’amore, offrendo luce agli uomini del nostro tempo, i quali pur presi dagli affanni della vita quotidiana, avvertono il richiamo delle realtà eterne”.
AG/IRENEO/…                                           VIS 20070328 (810)

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