IL MONDO ATTENDE TESTIMONIANZA COMUNE DEI CRISTIANI

CITTA’ DEL VATICANO, 26 GEN. 2007 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Papa ha presieduto la Celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Alla celebrazione hanno preso parte  Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.

  Il Santo Padre ha ricordato nell’omelia che le parole del Vangelo di Marco “Fa udire i sordi e fa parlare i muti”, sono state il tema biblico proposto dalle Comunità cristiane del Sud Africa per la meditazione della Settimana di Preghiera ed ha affermato che esse “costituiscono una buona notizia, che annuncia la venuta del Regno di Dio e la guarigione dalla incomunicabilità e dalla divisione”.

  “L’ascolto della Parola” – ha proseguito il Pontefice – “è prioritario per il nostro impegno ecumenico. Non siamo infatti noi a fare o ad organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non ‘fa’ se stessa e non vive di se stessa, ma della parola che viene dalla bocca di Dio”.

  “Chi si pone all’ascolto della parola di Dio” – ha ribadito Benedetto XVI – “può e deve poi parlare e trasmetterla agli altri, a coloro che non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni e degli inganni del mondo”.

  “Dobbiamo chiederci” – ha esortato il Papa – “noi cristiani, non siamo diventati forse troppo muti? Non ci manca forse il coraggio di parlare e di testimoniare come hanno fatto coloro che erano i testimoni della guarigione del sordomuto nella Decapoli? Il nostro mondo (…) attende soprattutto la testimonianza comune dei cristiani. L’unità non può certamente imporre; essa va condivisa e fondata su una comune partecipazione all’unica fede. Ascoltare e parlare, comprendere gli altri e comunicare la propria fede, sono dimensioni pertanto essenziali della prassi ecumenica. Il dialogo onesto e leale costituisce lo strumento tipico ed imprescindibile della ricerca dell’unità”.

“È indispensabile certo” – ha detto ancora il Santo Padre – “‘esporre con chiarezza tutta la dottrina’ per un dialogo che affronti, discuta e superi le divergenze ancora esistenti tra i cristiani, ma al tempo stesso ‘il modo ed il metodo di enunciare la fede cattolica non deve in alcun modo essere di ostacolo al dialogo con i fratelli'”.

  “Il dialogo ecumenico” – ha sottolineato il Pontefice – “comporta l’evangelica correzione fraterna e conduce a un reciproco arricchimento spirituale nella condivisione delle autentiche esperienze di fede e di vita cristiana. Perchè ciò avvenga occorre implorare senza stancarsi l’assistenza della grazia di Dio e l’illuminazione dello Spirito Santo”.

  A conclusione dell’omelia il Santo Padre ha affidato all’intercessione di San Paolo “infaticabile costruttore dell’unità della Chiesa, (…) i frutti dell’ascolto e della testimonianza comune che abbiamo potuto sperimentare nei molti incontri fraterni e dialoghi avvenuti nel corso del 2006, tanto con le Chiese d’Oriente quanto con le Chiese e Comunità ecclesiali in Occidente”.

  Benedetto XVI ha infine ringraziato “quanti hanno contribuito ad intensificare il dialogo ecumenico con la preghiera, con l’offerta della loro sofferenza e con la loro infaticabile azione”.
HML/VESPRI:ECUMENISMO/SAN PAOLO                    VIS 20070126 (530)

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